William Shakespeare, la sua identità e l’amore omosessuale nelle sue opere

William Shakespeare, la sua identità e l'amore omosessuale nelle sue opere

Articolo di Lavinia Capogna
Ottobre 2021

William Shakespeare appartiene ai grandi della letteratura, a quei pochi scrittori e scrittrici ( egli fu commediografo e poeta ) che toccano per sempre il cuore dei lettori e lettrici, che in un attimo li trasportano in un mondo incantato ed affascinante dove sono posti i grandi quesiti della vita. Innamorarsi delle opere di Shakespeare vuol dire restarne innamorati per sempre.

La sua opera comprende 37 commedie, due poemi, una raccolta di Sonetti e alcune collaborazioni con altri autori. Il tema dell’omosessualità ha un grande peso nei Sonetti e riguarda vedremo come uno dei suoi capolavori ” La dodicesima notte “.

Ma chi era William Shakespeare ? Quasi nulla si sa di lui il che già suona strano perché di altri autori prima di lui o suoi contemporanei abbiamo più informazioni. Si hanno alcune informazioni su un William Shakespeare nato in una famiglia di contadini e artigiani abbastanza benestanti a Stratford – on – Avon, vicino Warwick nel centro dell’Inghilterra, di cui ci restano l’atto di nascita e il testamento, e secondo la tradizione egli sarebbe stato il grande commediografo ma parecchi studiosi contestano questa versione e ritengono che lo Shakespeare di Stratford – on – Avon sarebbe stato un omonimo e un contemporaneo del grande commediografo ma non lui. Lo Shakespeare di Stratford – on – Avon sarebbe stato un giovane abbastanza scapestrato, guardiano di cavalli, autore del furto di un cervo nel parco di un aristocratico e diciottenne avrebbe sposato Anne Hathaway, che ne aveva 26, e avrebbero avuto tre figli ( Susanne, Judith e Hamnet, un bambino che sarebbe deceduto a soli 11 anni ) ma l’infelice matrimonio – secondo la tradizione – con Anne Hathaway o forse altro lo avrebbe fatto trasferire a Londra dove avrebbe raggiunto grande fama, suscitando non poca invidia nei commediografi contemporanei ( come vedremo tra poco )
e avrebbe condotto un incessante lavoro in un paio di teatri londinesi tra cui il celebre Globe, sia come autore, sia come attore, sia come regista. Sarebbe deceduto nel 1616 lo stesso giorno in cui morì Miguel De Cervantes a Madrid in Spagna,  quello che viene chiamato ” il giorno nero della letteratura “, da pochissimo diventata La Giornata Mondiale del Libro.

Stranamente nessun autore ricordò la sua morte, né vennero publicati necrologi. Da molto tempo si pensa come dicevamo che il nome William Shakespeare, che tradotto suonerebbe pressappoco Guglielmo Scuotilancia, sia stato invece un nome d’arte dietro a cui si sarebbe celato non il ragazzo di campagna ma qualcun altro. Anche Sigmund Freud, che era affascinato dal personaggio shakespeariano di Amleto, il malinconico principe di Danimarca che si finge pazzo, e Charles Chaplin, il grande regista inglese, lo sostennero. Le ipotesi che sono state fatte su chi si potesse celare dietro il nome d’arte di Shakespeare sono state tantissime ma le più interessanti storicamente sono Sir Francis Bacon, eminente filosofo inglese, alcuni poeti aristocratici tra i quali Edward De Vere, il commediografo Christopher Marlowe ( di cui riparleremo tra poco ), il grande scrittore spagnolo Miguel Cervantes e la poetessa Emilia Lanier, nata in Inghilterra ma figlia di un musicista veneziano probabilmente ebreo, il cui nome da ragazza era Emilia Bassano. 

L’ipotesi é suggestiva perché ne “Il mercante di Venezia ” si trovano i personaggi di Emilia e di Bassanio e in più il mercante ebreo Shylock pronuncia un bellissimo discorso a favore degli ebrei, allora perseguitati, e infine la psicologia dei personaggi femminili di Shakespeare é molto più approfondita che quella dei personaggi femminili di altri autori a lui contemporanei spesso appena accennata o stereotipata: le donne di Shakespeare sono reali personaggi, si pensi ad Ofelia, infelice innamorata di Amleto che si suicida annegandosi, Giulietta, giovanissima innamorata di Romeo, che si oppone all’odio crudele tra le due potenti famiglie veronesi rimanendone vittima, Desdemona che sfida il padre pur di sposare il valoroso condottiero africano Otello al servizio della Serenissima, l’intelligente e bella Porzia che salva l’incauto e melanconico Antonio fingendosi un avvocato ma anche Rosalinda, Miranda, Beatrice, Isabella, Kate, Emilia, Jessica e le altre, aristocratiche ma anche balie, nutrici, dame di compagnia che si esprimono nel semplice e sensato linguaggio popolare del tempo. L’ ipotesi che Shakespeare fosse stato il nome d’arte di una donna rimane al momento senza risposta anche se é una ipotesi che è stata presa in considerazione dagli studiosi. Un’altra candidata è la poetessa Mary Sidney, sorella del famoso poeta Philip Sidney.

Virginia Woolf nel suo saggio “Una stanza tutta per sé” del 1929 ha immaginato per mostrare le difficoltà e gli ostacoli che avevano allora le donne che cosa sarebbe accaduto se William Shakespeare invece di essere un uomo fosse stato una ragazza di nome Judith Shakespeare, dotata di grande talento letterario ma osteggiata dai genitori, segregata in casa, senza possibilità di studiare, senza indipendenza economica, fuggita a Londra, sedotta da un impresario teatrale ed infine suicida come Ofelia.

Un’altra ipotesi sulla reale identità di Shakespeare molto verosimile é che possa essere stato Giovanni Florio. Giovanni Florio era un grande intellettuale italiano, nato in Sicilia che si trasferì in Veneto e poi in Francia ed infine Inghilterra. Tradusse in inglese le opere di Montaigne e Boccaccio e fu grande amico di Giordano Bruno, il frate e  filosofo bruciato a Roma nell’anno 1600. Quindi egli avrebbe avuto il background culturale per essere Shakespeare. In più sembra che sua madre o sua nonna si chiamasse  Guglielma Crollalanza, nome a cui si sarebbe ispirato al maschile in inglese per il suo nome d’arte William Shakespeare. Una frase di Robert Greene commediografo, pubblicata nel 1592, quindi quando Shakespeare era ancora vivo, potrebbe rivelarci qualcosa. L’invidioso Greene scriveva riferendosi a Shakespeare che era ‘un corvo venuto dal basso, che si abbellisce con le nostre piume, ma che con il suo cuore di tigre si nasconde dietro la figura di un attore, e si ritiene capace di tradurre versi come uno migliore di noi ( … )’ e lo definisce poi ‘arrogante’ e ‘Johannes’. 

La frase ” venuto dal basso ” potrebbe riferirsi sia all’estrazione sociale ( ma sembra improbabile perché Shakespeare aveva una grande cultura e ha arricchito la lingua inglese di migliaia di vocaboli così come fece Florio ) sia all’Italia, che essendo nel sud dell’Europa si trova più in ‘basso’ geograficamente parlando rispetto all’Inghilterra. La citazione del nome ‘Johannes’ cioè Giovanni in latino avrebbe avuto il fine nel caso che Shakespeare fosse stato Giovanni Florio di rivelare la sua identità al mondo forse per nuocergli dato che palesemente Shakespeare non era simpatico a Greene. Ma perché Giovanni Florio avrebbe dovuto celarsi sotto il nome d’arte di Shakespeare ? E’ una domanda che rimane insoluta. Un’altra ipotesi ma ritenuta più debole è che Shakespeare potesse essere stato il padre di Giovanni Florio, Michelangelo Florio.
Quanto agli insulti di Greene ‘cuore di tigre’ e ‘arrogante’ un altro commediografo invece definì Shakespeare ‘il dolce Shakespeare’.

Giovanni Florio si sposò due volte ed ebbe una figlia. Fece pubblicare prima di morire di peste nel 1625 tutte le commedie di Shakespeare e il suo testamento é scritto in uno stile identico a quello di Shakespeare.
Il simpatico Andrea Camilleri ha scritto  ‘Confesso che sarei felice se Shakespeare fosse stato un mio conterraneo’ e Il Guardian, quotidiano laburista, ha pubblicato nel 2012 un articolo intitolato ‘Why Shakespeare is…Italian’ sul grande legame secolare di amore tra Shakespeare e la cultura italiana.

E’ vero che molti spunti delle trame di Shakespeare vennero presi da novelle italiane, come ha documentato l’anglista Gabriele Baldini nel suo piacevolissimo saggio ” Manualetto Shakespeariano “, e ciò denota che egli sapesse la lingua italiana e ben 13 delle sue 37 commedie si ambientano in Italia, una a Messina in Sicilia, “Molto rumore per nulla”, e alcune in Veneto dove visse Giovanni Florio. E’ stato calcolato che nel complesso nelle sue commedie ci sono 800 riferimenti all’Italia. Ed é anche vero che Shakespeare conosceva le leggi e la geografia della Repubblica di Venezia come si evince da quel capolavoro che é ” Il Mercante di Venezia ” e che il suo lessico ricorda più le ultra raffinate corti italiane che quello di, con rispetto parlando, un paesano vicino a Warwick ma certo se da qualche nuova fonte si avesse una prova certa che dietro a William Shakespeare si fosse celato Giovanni Florio si aprirebbe una ‘contesa’ letteraria non da poco. E’ bene dire che in ogni caso l’opera di Shakespeare appartiene prima di tutto al mondo ed é patrimonio dell’umanità. 

Ma al di là delle ipotesi su chi realmente fosse stato il drammaturgo il tema di un amore omosessuale attraversa ben 126 Sonetti dei 154 sonetti shakespeariani. Ciò ha creato non poco imbarazzo nei posteri. Molti hanno negato l’evidenza e solo nel 2020 due studiosi, Paul Edmonds e Stanley Wells, hanno dichiarato ufficialmente che Shakespeare era ‘bisessuale’. Si dice che la raccolta venne pubblicata a sua insaputa nel 1506 il che sembra plausibile dato il contenuto chiaramente omosessuale e quindi proibito: c’era in Inghilterra una legge severissima contro l’omosessualità maschile.

Qualche tempo dopo un altro editore soppresse ben 8 Sonetti, modificò l’ordine delle poesie e soprattutto i pronomi , così He ( egli ) diventò She ( ella ), cioè vi fu per così dire una ‘eterosessualizzazione’ dell’opera. 
C’è chi ha detto che i personaggi dei Sonetti sono immaginari e quindi l’omosessualità del poeta che scrive in prima persona sarebbe una fantasia letteraria ma a parte la dichiarazione dei due studiosi su citati chiunque é poeta o sensibile lettore sente che questa ipotesi é errata, il tono, gli accenti, la sottile descrizione degli stati d’animo e delle emozioni dei Sonetti possono essere solo ed esclusivamente frutto del vissuto, dell’esperienza personale dell’autore talmente sono sinceri, essi descrivono un grande amore ( forse ricambiato, forse no ) per un giovane biondo ( ma ‘fair’ in inglese vuol dire anche leale, puro, luminoso, chiaro, giusto ). Il poeta lo chiama “dear my love”. Egli si rivolge ad un giovane molto amato che ha un carattere sereno, aperto alla vita come si legge nell’incipit del  bellissimo e celebre Sonetto 18:
‘Potrò paragonati ad un giorno d’estate ? Tu sei molto più amabile e tranquillo’.

E’ anche chiaro che il poeta é più adulto, maturo, si sente anzi quasi prossimo alla morte:
‘Contempla in me quell’epoca dell’anno/ quando pallide foglie, poche o nessuna, pendono/ da quei ramoscelli tremanti contro il freddo/ nudi cori in rovina, ove dolci cantarono gli uccelli’ ( Sonetto 73 ).

Egli nei Sonetti dapprima cerca di convincere il giovane biondo e gentile a sposarsi e ad avere figli, poi parla di una dolorosa separazione e di un ” poeta rivale “. Alcuni hanno ipotizzato che avrebbe potuto essere Christopher Marlowe, commediografo omosessuale di grande talento ( basta leggere il bellissimo finale del suo ” Faust ” che detto per inciso due secoli dopo avrebbe ispirato Goethe ), ferito a morte a 29 anni in una rissa in una locanda londinese.

Gli ultimi  Sonetti sono invece dedicati ad una donna che sembra avere avuto una relazione pericolosa con il poeta, chiamata dark Lady, dark, bruno ma anche oscuro, fosco, cupo in inglese può essere riferito sia al colore dei capelli e degli occhi sia al carattere e così sembra, la Dark Lady é crudele, nella loro relazione non c’é nulla di spirituale, di etereo come in quella con ” il giovane biondo e gentile “. 
Nell’ipotesi che Shakespeare fosse stato una donna i ‘Sonetti’ resterebbe comunque un’opera con un contenuto omosessuale giacché l’autore ama sia il giovane biondo sia la dark lady.

Sono state fatte varie ipotesi sulle identità del giovane biondo e della dark lady, si é pensato per lui ad un paio di aristocratici e Oscar Wilde nel 1889 nel suo saggio molto ben scritto “Mr W.H.” ha fatto l’ipotesi – molto plausibile – che potesse essere stato un attore della compagnia teatrale di Shakespeare. Allora era vietata in Inghilterra alle donne la professione di attrice per ragioni moralistiche ( esse viaggiavano in varie città, avevano ammiratori, vivevano insieme agli altri commedianti ) e per secoli fu vista con sospetto. Era concessa solo in Francia paese notoriamente più spregiudicato per così dire dell’Inghilterra.

In Inghilterra i personaggi femminili erano interpretati da ragazzi che potessero essere più o meno verosimili nei ruoli.
Per la dark lady si é pensato ad una potente aristocratica ma anche ad una prostituta nota all’epoca ma le identità dei due personaggi e il mistero di quelle due relazioni sentimentali, così dissimili tra di loro tanto da risultare stridenti, rimangono un enigma. Nel 1500 Michelangelo Buonarroti aveva già dedicato molte poesie di qualità all’amato Tommaso Cavalieri, poeta, suo compagno per decenni. William Shakespeare celebrò il ” giovane biondo e gentile ” nell’Inghilterra di fine Cinquecento, Inghilterra in crisi tra il grande e tormentato regno di Elizabeth I che incominciò ad espandere i confini dell’isola che sarebbe diventata col tempo il più grande impero del mondo e quello del suo successore James I, un mondo incerto tra la fine dell’umanesimo rinascimentale e l’oscurità del Barocco del Seicento, secolo misterioso e di transizione, su cui si abbattè anche una epidemia di peste che fece chiudere i teatri per alcuni anni.

” Wear you heart with your sleeve ” é una frase idiomatica inglese che letteralmente vuole dire ” Indossa il tuo cuore sulla tua manica ” ma in realtà significa ” esprimi i tuoi sentimenti ed emozioni e non celarli ” e anche ” dichiara il tuo amore “. E’ una frase abbastanza usata che deriva da Shakespeare, si trova in “Otello” , il dramma veneziano su come una falsa idea possa distruggere le vite ( qui rappresentata dalla gelosia del tutto infondata di Otello verso la dolce e fedele moglie Desmona instillata in lui dal crudele e manipolatore Iago ).

Nei primi anni del 1600 Shakespeare compose “La Dodicesima notte”, un capolavoro, una vera gemma teatrale. La dodicesima notte é la notte dell’Epifania.
Viola, bella e leggiadra ragazza di nobile famiglia, fa naufragio su una isola governata dal Duca Orsino e per proteggersi assume una nome e un abito maschile ( come abbiamo visto anche ne “Il mercante di Venezia” Porzia finge di essere un avvocato per salvare l’amato ed incauto Antonio e anche Rosalinda e la sua amica Celia prenderanno una apparenza maschile in “Rosalinda o Come vi piace”, ambientata in un bosco francese ).
Il Duca Orsino é innamorato della bella Olivia, una gentildonna che rifiuta sdegnosamente le sue proposte di matrimonio e i suoi ricchi doni. Orsino incarica Viola, che ha assunto il nome di Cesario, di portare un messaggio ad Olivia da parte sua. Olivia dapprima si rifiuta di vedere il nuovo messaggero del Duca, vuole fingersi malata, le viene descritto come un giovane imberbe ma poi accetta il colloquio e Viola/Cesario è così convincente e affascinante  quando descrive a Olivia che cosa proverebbe per lei se ” lui ” fosse il Duca Orsino che Olivia si innamora perdutamente del giovane messaggero.
Il dialogo del primo Atto e tutta la commedia sono così belle che parlarne oltre sarebbe sminuirle, la commedia va letta o riletta o vista a teatro e il crescendo emotivo è così elegante e coinvolgente in questa commedia sull’amore che i lettori o gli spettatori a teatro ne usciranno certamente arricchiti.
Olivia ovviamente non sa che Cesario è Viola e si potrebbe obiettare che quindi non è una commedia che tratta anche il tema di un sentimento amoroso di una donna per un’altra donna eppure ciò si avverte fortemente nel gioco delle parti shakespeariano, nei dialoghi, nelle schermaglie tra il fiero messaggero e l’emotiva Olivia.
Le cose si complicano quando Viola/Cesario si innamora del Duca Orsino che lo crede invece essere un ragazzo.
Commedia degli inganni ma inganni a fin di bene e degli scombussolamenti a cui porta amore anche “La dodicesima notte” ha un contenuto omosessuale come i Sonetti che non é stato riconosciuto.

” Date parole al dolore altrimenti il vostro cuore si spezza ” è un’altra frase di Shakespeare che suona autobiografica.
Qualcuno ha fatto l’ipotesi di una crisi spirituale dello scrittore che emergerebbe nelle ultime commedie “La tempesta” e “Racconto d’inverno” che sembra essere l’ultimo scritto di Shakespeare, colui che scrisse anche ‘le nostre vite sono fatte della stessa materia dei sogni’. Shakespeare ha anche osato mostrare il male assoluto e la follia di esso in quell’ennesimo capolavoro che è “Macbeth” ( secondo alcuni la più bella tragedia mai scritta ).
Spesso nell’attuale Inghilterra o nel cinema hollywoodiano le sue commedie sono rappresentate in abiti moderni, gridate e sopra le righe il che non si confà al suo stile, evidenziandone lo spirito giocoso e goliardico, gli arguti giochi di parole che in molte sue commedie ci sono ampiamente ma trascurando il lato più introspettivo di Shakespeare che fu un grande teatrante e al tempo stesso un nuovo Seneca, dove talvolta si grida si dovrebbero abbassare i toni, renderli sommessi, riflettere, egli era perfettamente consapevole dello sfuggire delle cose, della loro temporeanità e a volte vacuità: ‘ Tutto il mondo è un palcoscenico. Donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena’ dice una battuta di ” Rosalinda o come vi piace “.

Riguardo all’amore egli seppe descriverlo come pochi, sia che fosse quello degli adolescenti Romeo e Giulietta nuovi alla vita sia quello del poeta ormai disilluso dalla vita che scrive versi al giovane biondo e gentile sia quello folgorante di Olivia verso Viola.

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