Lorraine Hansberry, una scintilla che non si spegne

Lorraine Hansberry

Articolo di Lavinia Capogna 

La storia di Lorraine Hansberry non può non suscitare ammirazione e dolore al tempo stesso. La sua vita fu una meteora, durò solo 34 anni, ma una meteora luminosa che non si spense nell’oblio. Fu un’artista, una commediografa, una giovane donna intelligente, sensibile e con una straordinaria capacità di analizzare le cose. 

La sua prima commedia, “The Raisin in the Sun” – Un grappolo di sole -” fu la prima nel 1959 scritta da un’autrice afro american che venne rappresentata a Broadway, il tempio del teatro americano, e a vincere il prestigioso New York Drama Critics Award. 

La storia degli afro americans rappresenta una delle vicende più tragiche dell’umanità. 

Il razzismo è un’idea mostruosa che ancora non è stata sradicata: significa che un essere umano viene trattato in modo discriminatorio senza che abbia fatto nulla di male e che si sappia nulla di lui esclusivamente per il colore della propria pelle. 

Chiunque sia dotato di un briciolo di sensibilità e di umanità non può che respingere questa mostruosità.

Venti milioni di africani, uomini, donne e bambini vennero rapiti tra il 1600 e il 1800 da criminali inglesi e olandesi e deportati negli Stati Uniti. 

Addirittura furono fondate delle compagnie di schiavisti organizzati che divennero ricchissimi. 

Gli africani furono separati per sempre dai loro affetti più cari, dalle loro famiglie, il loro villaggio, la loro tribù, il loro paese, il loro ambiente naturale, la loro cultura, le loro religioni animiste, il loro contatto con il trascendentale. 

Furono costretti a viaggiare in condizioni disumane su navi che impiegavano tre mesi ad arrivare nel Nuovo mondo (parecchi preferivano buttarsi nell’oceano ed annegare) venivano venduti come schiavi al miglior offerente. 

Nel 1843 il grande scrittore inglese Charles Dickens descrisse nel suo romanzo “Martin Chuzzlewit” quello che aveva visto degli Stati Uniti: descrisse i bianchi come dei cinici predoni inaffidabili. Egli del resto aveva raccontato senza alcuna censura anche le profonde ingiustizie della società vittoriana britannica. 

Charles Dickens e Victor Hugo si pronunciarono contro lo schiavismo. 

I bianchi che erano arrivati in questo magnifico continente abitato dai Native American (quelli che noi chiamiamo indiani d’America) erano stati inizialmente o persone molto religiose e con uno stile di vita severo come i puritani inglese o persone che fuggivano dall’Europa perché avevano guai con la giustizia o avventurieri che sperarono di trovare nel nuovo mondo qualche facile modo per arricchirsi.

Nel nord del paese gli africani vennero impiegati soprattutto come domestici nelle case e nel sud nelle grandi piantagioni di cotone. 

Vi furono anche proprietari di schiavi che non furono disumani, che si affezionarono e li fecero studiare (come, ad esempio, i coniugi di Boston che avevano acquistato una bambina di nove anni che sarebbe diventata da ragazza la prima poetessa americana e afro american, Phillys Wheatley e che avrebbe anche conosciuto Benjamin Franklin e George Washington). Ci furono anche antischiavisti bianchi come Tom Paine e anche tra persone comuni ma la stragrande maggioranza dei proprietari delle zone rurali, soprattutto al sud, erano molto violenti: gli uomini neri venivano frustrati, le donne spesso violentate dai padroni bianchi, i bambini crescevano senza alcuna istruzione e assistenza medica in miserrime baracche.

Gli afro american aderirono al cristianesimo protestante maggioritario nel paese. Furono contraddistinti da una forte religiosità perché se la religione ufficiale travisata attenuava le rivendicazioni essi colsero invece in Gesù Cristo un perseguitato come loro che aveva predicato l’amore verso il prossimo ma anche l’amore verso la giustizia. 

Nel 1855, una donna bianca molto cristiana, Harriet Beecher Stowe, ebbe in una chiesa l’ispirazione di scrivere un libro, “Uncle Tom’s Cabin” (La capanna dello zio Tom). 

Anche se oggi il libro può apparire un po’ retorico e il personaggio di Tom troppo remissivo esso ebbe il grande pregio, avendo avuto un grande successo, di scuotere l’opinione pubblica nel nord del paese e all’estero. 

Quando il presidente Lincoln incontrò l’autrice si racconta che le avrebbe detto: “So you are the little woman who wrote the book that started this great war,” (così lei è la piccola donna che ha scritto quel libro che ha iniziato questa grande guerra).

La guerra di Secessione Americana (1861/1866) vinta dai nordisti portò all’abolizione della schiavitù voluta da Lincoln che per questo venne assassinato da un fanatico sudista mentre si trovava in un teatro. 

L’abolizione della schiavitù fu una grande conquista ma non fu la fine del razzismo o delle ingiustizie. 

Gli afro american incominciarono una strada di ribellione, vi furono alcuni leaders con idee diverse: Marcus Garwey fu il sostenitire del ritorno in Africa, negli anni ’50 del 1900, Martin Luther King Jr. , un pastore battista e non violento guidò l’epico boicottaggio degli autobus in Alabama contro il segregazionismo dopo che una coraggiosa sarta, Rosa Parks, si era rifiutata di alzarsi da un posto destinato esclusivamente ai bianchi. 

Il segregazionismo era un tremendo sistema per cui nelle scuole, negli ospedali, nei treni, negli autobus, nei servizi pubblici, nello sport e nel sistema militare c’erano spazi solo per i bianchi e spazi solo per i neri. Quelli destinati ai neri erano molto inferiori come qualità. 

Anche nello sport, dove c’erano grandi campioni afro american, non bisogna dimenticare le parole di Jesse Owens, il grande maratoneta, vincitore delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Hitler, quando aveva visto che un nero era il vincitore se n’era andato e poi aveva rifiutato di stringergli la mano ma Owens disse che anche al ritorno in America non era stato trattato meglio. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale ci furono armate di soldati neri che morirono in Europa per combattere contro il fascismo e il nazismo però le armate erano separate e i neri non ebbero, fino a una certa epoca, gli stessi riconoscimenti dei soldati bianchi. 

Il segregazionismo venne abolito nel 1970 però ci sono ancora negli Stati Uniti zone in cui ci sono solo bianchi o solo neri e come ha dimostrato il recente movimento Black Lives Matter i problemi sono ancora tanti e certamente la presidenza di estrema destra di Trump non potrà risolverli. 

Tornando agli anni ’50, Martin Luther King Jr. fu un uomo di grande spessore morale. 

Diversa ma non meno toccante fu la parabola esistenziale di Malcolm X, ex bambino vittima di violenze da parte del Ku Klux Klan, l’associazione a delinquere dei razzisti bianchi più estremi (che ha ancora milioni di aderenti), ex adepto della malavita e cocainomane in carcere per un furto che ebbe una profonda crisi morale. Questa crisi lo portò ad un cambiamento radicale: si converti all’Islam e divenne il leader di un movimento separatista che non escludeva l’uso della violenza anche se a livello solo teorico a differenza di Luther King Jr. Nell’ultimo periodo della sua vita Malcom X stava approdando ad un socialismo non violento ma purtroppo 

sia lui nel 1965 sia Martin Luther King Jr. nel 1968 vennero uccisi. 

Malcom X partecipò ai funerali di Lorraine Hansberry e Luther King Jr. inviò una commovente lettera. 

Gli afro american e tutti i bianchi più liberal (che in americano non vuol dire liberali ma vuol dire di sinistra) perdettero le loro voci più autorevoli ma il loro insegnamento ebbe una profonda influenza sul paese e sulle sue leggi. 

Gli afro american crearono una splendida musica, prima il blues e poi il jazz che conquistò il mondo. 

Nel 1963 Leroy Jones (poi diventato Amiri Baraka) nel suo saggio “Il popolo del blues” (Blues People: Negro Music in White America) esaminava sociologicanente le radici di questa musica malinconica e straordinaria come il blues che nacque sulle rive del delta del Mississippi. 

Il jazz, un genere musicale molto evocativo che tocca il cuore e sensualmente raffinato, ebbe negli anni ’30,’ 40 e ’50 (e non solo) dei giganti della musica paragonabili a quelli della musica Classica europea: Duke Ellington, Louis Armstrong, Oscar Peterson, Ella Fitzgerald, Bessie Smith, Billie Holiday, Sarah Vaughan, Nat King Cole, Wes Montgomery, Charlie Parker, John Coltrane, Thelonious Monk, Miles Davis – solo per citare alcuni nomi.

Anche Hollywood mostrava un’immagine stereotipata degli afro americans come nel personaggio della governante di “Via col vento” o in altri domestici che venivano fatti parlare in modo sgrammaticato (e così doppiati in italiano). Detto per inciso, i Nicholas Brothers, due bravissimi ballerini neri, non arrivarono mai sugli schermi italiani. Tuttavia negli anni ’50 con il grande successo del bel attore Sidney Poitier incominciò lentamente a cambiare anche la rappresentazione dei neri sul grande schermo. 

Fu lui ad interpretare nel 1961 il film tratto dalla commedia di Lorraine Hansberry “A Raisin in the Sun”, di cui lei aveva scritto il soggetto e la sceneggiatura, e di cui è stato fatto un remake nel 2008 e anche un musical. 

Nel 1967 egli avrebbe anche interpretato un celebre film “Indovina chi viene a cena?” (Guess Who’s coming to Dinner?) in cui si affrontava il tema dei matrimoni tra coniugi bianchi e neri. 

C’erano anche vari scrittori di talento dal famoso Frank Douglass al poeta radicale Langston Hughes, la felice corrente artistica chiamata Harlem Renaissance, Zora Neale Hurston, il già citato Amir Baraka, Toni Morrison, Maya Angelou, James Baldwin (amico di Lorraine Hansberry) – solo per citare i più celebri. 

Carson McCullers esordì a 23 anni con il romanzo “Il cuore è un cacciatore solitario” (The Heart is a Lonely Hunter), le era una ragazza bianca della Georgia, nel libro c’era il personaggio di un medico nero marxista che rappresentò il primo personaggio visto da un autore bianco non stereotipato, come sottolineò lo scrittore nero Richard Wright, autore di “Ragazzo nero” (Black Boy). 

Nel 1961 un’altra scrittrice bianca, Harper Lee, pubblicò “To Kill a Mockingbird”, tradotto non fedelmente “Il buio oltre la siepe” (il titolo inglese era una frase idiomatica che vuol dire ‘colpire un innocente’ ) su un processo ad un nero e un avvocato bianco che lo difende. 

Anche leggendo alcuni libri di James Baldwin, scritti benissimo, si può comprendere molto della vita quotidiana dei neri negli anni ’40 e’ 50. 

Baldwin, apertamente gay, era poi fuggito a Parigi come altri artisti neri, tra i quali la famosa cantante e danzatrice Josephine Baker, dove la vita era più accettabile.

Alla fine degli anni ’60 la società americana incominciò a cambiare profondamente ma ciò non sarebbe potuto avvenire senza l’impegno di artisti e leaders precedenti di cui qui abbiamo solo dato una rapida scorsa. 

Lorraine Hansberry fu profondamente coinvolta in questa rivoluzione sociale e culturale e la sua commedia “The Raisin in the Sun” (il titolo era tratto da un verso di Langston Hughes) ebbe una importanza in questo processo. 

Lorraine era nata nel 1930 a Chicago. 

Suo padre era emigrato da giovane dal sud degli States alla città del vento, come era chiamata Chicago dove l’industrializzazione stava andando velocemente e dove molti neri si trasferivano per trovare lavoro. 

Proveniva da una famiglia molto colta. 

Era un ragazzo pieno di buona volontà, il giorno lavorava e la sera studiava. 

Lavorando alacremente riuscì a diventare un agiato industriale, nel settore dell’edilizia costruì quelli che erano chiamati kitchenette apartments. Erano piccolissimi appartamenti che avevano un angolo cottura e il bagno in comune con altri inquilini. Rappresentavano un’alternativa a basso costo per molti lavoratori in confronto alle poverissime baracche precedenti.

Si era negli anni della grande depressione economica che era scoppiata nell’anno 1929 con il crollo di Wall Street. Egli inoltre cercava di aiutare chi non poteva pagare l’affitto attendendo anche dei mesi. 

Sua moglie era una donna religiosa e tradizionalista. Entrambi votavano il partito repubblicano che aveva molto seguito tra i neri. Una foto li ritrae come due persone simpatiche, ebbero vari figli a cui poterono assicurare un avvenire più che dignitoso. 

Lorraine era una ragazza minuta, molto carina, amava un abbigliamento semplice e informale a differenza della sorella che predilegeva gli abiti eleganti. 

Fin da adolescente manifestò un grande interesse verso la cultura e verso la giustizia sociale. Segretamente aderi al comunismo. C’era un partito comunista e alcune associazioni negli Stati Uniti che venivano perseguitate. Era il tempo del Maccartismo, così chiamato dal nome di McCarthy, un potente politico estremamente reazionario il cui braccio destro era il giovane Richard Nixon. Anche Lorraine venne spiata dall’FBI, ci sono migliaia di pagine su di lei ma non trovarono mai nulla per cui poterla incriminare. 

La persecuzione coinvolse anche molti registi e sceneggiatori di Hollywood.

Eclatante fu il caso di Elia Kazan, il regista turco di talento che ebbe gran successo a Hollywood e che tradì i compagni. Arthur Miller venne salvato da sua moglie, Marilyn Monroe. 

La commediografa Lillian Hellman si rifiutò in tribunale di fare i nomi e di parlare appellandosi al Quinto emendamento, una legge secondo la quale il silenzio poteva essere accettato dal giudice oppure si poteva essere arrestati in aula. 

Anche Lillian Hellman, compagna del noto giallista Dashiell Hammett, aveva scritto negli anni ’30 una innovativa commedia di gran successo “The Children’s Hour” (da noi conosciuta come “La calunnia”) su una ragazza che scopre di essere innamorata di un’amica (un tema che avrebbe toccato anche la vita di Lorraine Hansberry). 

Lorraine fu un attivista per i diritti dei neri ma anche degli altri perseguitati, participò a campeggi, un viaggio in Messico, seminari. Era un’altra America da quella brutale e rancorosa dei razzisti. Era un piccolo mondo solidale e creativo. 

Qui Lorraine incontrò Robert Nemiroff (Bob), un ragazzo ebreo (anche gli ebrei di sinistra erano discriminati) che suonava la chitarra e studiava musica. 

Divennero amici. Lei aveva avuto un fidanzato a Chicago, un ragazzo nero. Si dice che fosse un bel ragazzo e che avessero intenzioni matrimoniali, solo che poco prima lei aveva scoperto che lui era già sposato e tossicodipendente. Fu senza dubbio una enorme delusione. 

Con Bob invece nacque prima una grande amicizia basata su interessi e ideali in comune e poi una relazione sentimentale. Si sposarono nel 1953.

Il giorno prima del matrimonio andarono enteambi ad una manifestazione a sostegno dei Rosenberg, una coppia di ebrei americani che era stata falsamente accusata di aver passato segreti atomici all’Unione Sovietica. I Rosenberg erano stati condannati alla sedia elettrica e si era formato un grande movimento internazionale per chiedere la revisione del processo che non venne accolta. 

La foto dei Rosenberg che salutavano i loro due figli bambini rimane un simbolo di quel tempo. 

Erano gli anni durissimi della guerra fredda tra Usa e Urss.

Detto per inciso, Lorraine era comunista ma non sosteva l’Urss, ciò che apprezzava era l’idea di uguaglianza e giustizia sociale.  

“Quando ci vedevamo non parlavamo mai di uomini, vestiti o altre cose insignificanti. Si parlava sempre di Marx, Lenin e rivoluzione: vere chiacchiere tra ragazze” avrebbe detto di lei la sua amica Nina Simone, famosa cantante, che le avrebbe dedicato la canzone “Black, Young and Gifted” (Nera, giovane e di talento). 

Lorraine ammirava anche Simone De Beauvoir e soprattutto il suo ampio saggio femminista “Il secondo sesso” del 1949, nel quale la scrittrice e filosofa francese analizzava la condizione delle donne e indicava, in ultima analisi, l’indipendenza economica come elemento essenziale della loro liberazione. 

Questo testo fu fondamentale nel cammino culturale di Lorraine ed era un testo molto avanti sui tempi. 

Invece non apprezzò “I mandarini” il romanzo della De Beauvoir che descriveva gli intellettuali parigini e la loro assai disinvolta vita sentimentale. 

Non era per moralismo ma perché Lorraine era una persona che credeva in un’etica anche nel privato e che analizzava accuratamente i suoi sentimenti.

A Lorraine non piaceva neppure l’Esistenzialismo di Sartre perché era una scelta di vita nichilistica lontana dalla sua. 

Ella aveva anche scoperto di essere lesbica e ciò portò ad una frattura nel matrimonio con Bob, non ci furono tra di loro tensioni, né rotture violente, ella aveva un grande affetto verso di lui, lui la sostenne emotivamente e professionalmente, ma ella non voleva condurre una “doppia vita” come facevano allora parecchie mogli (e mariti). In un elenco di cose che le piacevano e che non le piacevano che stilò nell’ultimo periodo della sua vita la voce “omosessualità” si trovava in entrambe le categorie. Non era sempre facile essere donna, lesbica, nera. 

James Baldwin ha lasciato in un libro su Lorraine, curato postumamente da Bob “Black, Young and Gifted”, un commovente ritratto di lei come di una ragazza gentile e intelligente. 

Lorraine aveva iniziato a scrivere fin da giovanissima, aveva scritto articoli per alcuni giornali di sinistra, abbozzato anche testi letterari poi non completati, aveva anche scritto un importante articolo intitolato “Omofobia” 

che rimase inedito (era molto interessante e acuto nella sua analisi. Non esisteva ancora il movimento Lgbt che sarebbe nato solo nel 1969 dopo la rivolta di Stonewall a New York). Allora praticamente tutte le persone gay erano costrette a essere invisibili – un film contemporaneo che rende bene l’idea dell’epoca è “Far from Heaven” di Todd Haynes interpretato da Julianne Moore.

Scrisse qualche intervento per una rivista gay di San Francisco firmandolo però con uno pseudonimo o solo con le iniziali. Ciò era una forma di privacy per preservare Bob, non un modo di nascondersi. 

Sembra ma non è certo che Lorraine abbia avuto una relazione sentimentale o comunque una profonda amicizia con Molly Malone Cook, una fotografa bianca sua coetanea, che la ritrasse in varie foto e che poco dopo fu per decenni la compagna della poetessa Mary Oliver. 

Nel 1957 Bob aveva guadagnato molto perché era stato uno degli autori di una canzone romantica intitolata “Cindy, oh Cindy” che era stata cantata da Eddie Fischer, un cantante allora molto popolare. 

Nello stesso anno, Lorraine che aveva 27 anni, incominciò ad avere un’idea per una commedia. 

Incominciò a lavorarci ed essa divenne non solo una bellissima opera ma il primo testo teatrale che dava un’idea veritiera di una famiglia di neri di Chicago tra proletariato e piccola borghesia. 

I personaggi della famiglia di “A Raisin in the Sun” rappresentano anche vari modi di guardare alle discriminazioni. 

Ogni personaggio la pensa differentemente: la madre è una donna determinata e potente nella famiglia che appartiene ad un certo passato, ancorata alle tradizioni, il figlio, che lavora come autista per mantenere la famiglia soffre del ruolo di sottoposto che deve interpretare ogni giorno e alla fine rivelerà una grande dignità. 

George è uno studente di medicina che invece vuole integrarsi nel mondo dei bianchi della borghesia, il suo opposto è Asagai, che sogna di tornare in Africa. Beneatha, la figlia, esprime insofferenza verso il mondo del passato e manifesta idee radicali e libertarie. È una ragazza del secondo dopoguerra che si avvia verso il futuro. 

La commedia è uno splendido affresco che ci consente di entrare nella vita quotidiana delle persone scritta in un leggero slang afro american. I neri avevano apportato modifiche al modo di parlare quotidiano con slang più marcati ma saggiamente Lorraine preferì scriverla in un linguaggio comprensibile anche per il pubblico bianco. 

La commedia non mitizza i personaggi ma li rende più autentici narrando le loro debolezze, i molteplici stati d’animo, rabbia e tenerezza. 

Dopo alcune rappresentazioni fuori da New York la commedia venne accettata a Broadway nel 1959 e fu un immenso successo. 

A teatro si recavano persone dell’alta o media borghesia ma la commedia ebbe tra i suoi spettatori anche persone che usualmente non frequentavano i teatri. Ebbe più di 500 repliche.

La notorietà improvvisa non fu semplice per Lorraine che era una persona riservata. Le venivano continuamente richieste interviste, riceveva moltissime lettere. 

Fu la prima intellettuale afro american ad avere una grande visibilità pubblica. 

Il matrimonio tra lei e Bob naufragò anche se non l’amicizia e lei si trasferì in un antico edificio del Greenwich Village a New York. Era la zona degli artisti. Conobbe una scultrice bianca che abitava al secondo piano, una donna affabile, bionda, con gli occhi azzurri e idee politiche vicine alla sue, Dorothy Secules, con cui nacque un’importante relazione sentimentale. 

Purtroppo Lorraine incominciò a soffrire di violenti dolori di stomaco e subì due operazioni. Solo Bob era a conoscenza della reale situazione medica: Lorraine aveva un tumore al pancreas.

Ebbe il tempo a scrivere altre due commedie ma sembra che furono in parte rielaborate dal marito 

Sei mesi prima della morte di lei Bob divorziò. 

Lorraine morì nel 1965 a soli 34 anni. 

Non ebbe il tempo di scrivere il libro che aveva in mente su Toussaint Louverture, il rivoluzionario che aveva guidato la rivolta di Haiti alla fine del 1700 e che persino Napoleone Bonaparte considerava un temibile avversario. 

Bibliografia

desidero far presente che ho letto la commedia in inglese ma non ho trovato nessuna edizione recente italiana. Le uniche edizioni disponibili sul web risalgono addirittura agli anni ’50. 

Lorraine Hansberry A Raisin in the Sun

Lorraine Hansberry The Sign in Sidney Brustein’s Window 

Lorraine Hansberry Les Blancs

Robert Nemiroff 

Black, Young and Gifted

Charles J. Shields 

Lorraine Hansberry – The Life behind A Raisin in the Sun

Imani Perry 

Looking for Lorraine: The Radiant and Radical Life of Lorraine Hansberry

Billy Wellman 

African American History

Tutte le opere di James Baldwin

Associazione di promozione sociale
di Roma che si occupa di cultura e
diritti LGBTQI+

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