Identità lesbiche, per farla finita con le idee preconcette – Intervista a Stéphanie Arc

Intervista di Lavinia Capogna

Stéphanie Arc è una scrittrice e giornalista francese di talento, attivista per i diritti LGBTQIA+ e i diritti umani, contro le discriminazioni. Ha 49 anni, è nata a Cholet, una città nel dipartimento del Maine-et-Loire (che fa parte della regione dei Paesi della Loira), poi si è trasferita a Parigi dove ha frequentato l’Università della Sorbona e ha conseguito una laurea in filosofia morale e politica. Attivista dell’associazione SOS Homophobie, ha fatto parte della commissione lesbofobia dal 2005 al 2016 e ha ricoperto la carica di vicepresidente nel 2008-2009.
Stéphanie Arc è sposata con Erika Fülöp, docente di letteratura all’Università di Tolosa.
Nel 2020 ha pubblicato con la casa editrice Rivages un bellissimo romanzo imprevedibile e pieno di umorismo, “Quitter Paris” (Lasciare Parigi), ha curato un libro di interviste con filosofi francesi (2008) e ha lavorato come giornalista per riviste prestigiose come CNRS le Journal (Centre national de recherche scientifique), Arts Magazine, Première e altre.
Nel 2024 ha pubblicato una nuova versione del suo saggio “Identités lesbiennes: en finir avec les idées reçues” (Identità lesbiche, per finirla con le idee preconcette) già pubblicato nel 2006 con il titolo “Les Lesbiennes”, entrambi nella collana “Idées reçues” delle edizioni Cavalier bleu.
Questo libro, scritto in modo chiaro, scorrevole ma molto approfondito nella sua analisi sociologica, è, a mio avviso, il miglior testo del nuovo secolo sulla “situazione” delle lesbiche.
Elenca e analizza gli stereotipi presenti in Francia (e in Italia) secondo cui “le lesbiche sarebbero facilmente riconoscibili”, “fare l’amore tra donne non sarebbe una vera sessualità”, “sono maschiacci”, “non hanno ancora incontrato il ragazzo giusto”… Approfondisce temi essenziali come la convivenza, il matrimonio, le maternità lesbiche, ecc. passando per la letteratura (George Sand, Colette, René Vivien, Simone de Beauvoir, Violette Leduc, Wendy Delorme, ecc.), il cinema, la psicoanalisi (Freud, Lacan), il femminismo degli anni ’70, le immagini della moda, la pornografia, le statistiche, Internet, il matrimonio, la questione fondamentale dei figli.
La Francia è giuridicamente più avanzata dell’Italia in materia di diritti LGBTQIA+: nel 1999 è stato approvato, sebbene dopo numerose controversie, il patto civile di solidarietà (PACS), una forma di convivenza ufficiale (le unioni civili, legge Cirinnà, in Italia solo nel 2016); nel 2013, il matrimonio per tutti (che ancora non esiste in Italia); nel 2004, l’Assemblea nazionale ha approvato anche l’estensione di una legge contro le discriminazioni, rendendo illegali le espressioni omofobe (nel 2021, in Italia, il disegno di legge DDL Zan non è stato approvato).
Infine, in Francia, dal 2021, la procreazione medicalmente assistita (PMA) è legalmente accessibile alle lesbiche e alle donne single (in Italia è vietata a loro).
Lavinia
Sebbene, come abbiamo visto, la Francia sia più avanzata dal punto di vista giuridico rispetto all’Italia, la lesbofobia (parola entrata nel vocabolario italiano solo nel 2008 e praticamente sconosciuta al grande pubblico) rimane molto diffusa. Il 1 settembre 2025 Caroline Grandjean, un’insegnante lesbica vittima da due anni di molestie anonime, si è purtroppo suicidata. Potresti parlarci di questo divario tra le leggi emancipate e la vita quotidiana nel tuo paese?
Stéphanie
Il progresso delle leggi e quello delle mentalità non vanno sempre di pari passo, o meglio, a volte le leggi precedono le mentalità, come è stato il caso in Francia per la legge che ha abolito la pena di morte o autorizzato l’aborto. Così, prima dell’adozione del PACS, del matrimonio o della PMA in Francia, ricordiamo le manifestazioni della Manif pour tous, che ha militato contro la parità dei diritti tra il 17 novembre 2012 e il 10 ottobre 2020, con striscioni e slogan orribili e violenti dibattiti nei media o all’Assemblea nazionale. Nel 1998, solo il 49% dei francesi si dichiarava favorevole al PACS. Un risultato che è poi migliorato per quanto riguarda il matrimonio, poiché nel 2013, prima della sua adozione, il 58% dei francesi si dichiarava favorevole al matrimonio (ma solo il 37% alla PMA [1]).
Le leggi a favore dell’uguaglianza contribuiscono quindi a far evolvere i costumi. Tuttavia una certa parte della società rimane ostile alle persone LGBTQIA+, nonostante l’omofobia sia considerata un reato. Come ha tristemente dimostrato, ancora una volta, il suicidio di Caroline Grandjean, la lesbofobia è ancora virulenta in Francia oggi, come ovunque. In Francia, nel 2024 sono stati segnalati all’associazione SOS Homophobie 188 casi di lesbofobia, ma si tratta ovviamente solo di una parte delle aggressioni, poiché non tutte le lesbiche stigmatizzate o aggredite contattano la linea di ascolto. In una testimonianza su due si trattava di rifiuto e ignoranza, in un caso su tre di insulti (37%) e minacce (20%), da parte della famiglia e delle persone vicine (19%), in luoghi pubblici (13%) e nel vicinato (10%).
In questo clima sociale deleterio, il 15% delle lesbiche che hanno testimoniato ha riferito di soffrire di malessere esistenziale.
La lesbofobia non si esprime solo attraverso atti di violenza esplicita, ma anche attraverso processi di invisibilizzazione sociale, negazione e silenziamento delle relazioni amorose tra donne, che è una delle sue caratteristiche principali (rispetto alla omofobia). Resta il fatto che la Francia è al 15° posto su 49 paesi europei classificati dall’ILGA (International Lesbian and Gay Association [2]) in termini di diritti umani delle persone LGBTQIA+ e che, come donne e lesbiche, possiamo viverci in relativa libertà.
Lavinia
Come giustamente affermi nei tuoi libri, l’amore tra donne non fa male a nessuno eppure esse sono state e continuano ad essere vittime di forti discriminazioni (e aggressioni) da parte di alcuni uomini. Perché un sentimento e una sessualità diversi da quelli della maggioranza disturbano così tanto? Esiste anche una lesbofobia da parte delle donne eterosessuali oltre che da una parte degli uomini?
Stéphanie
L’omosessualità tra due donne disturba profondamente perché sovverte le norme sociali del sistema eterosessista che governa le società occidentali (ma non solo…). Questo sistema si basa, per dirla in breve, sull’idea che esistano solo due sessi (uomini e donne), solo due sessualità e che questi siano gerarchizzati: uomini > donne ed eterosessualità > omosessualità. In questa prospettiva, il sesso e la sessualità sono essenzializzati o naturalizzati, nel senso che sono considerati come appartenenti esclusivamente alla biologia (ovviamente non si tratta di negare i fatti biologici, ma di insistere sull’idea che essi sono anche socialmente costruiti).
Le persone omofobe e sessiste utilizzano generalmente l’argomento della “natura” per giustificare queste disuguaglianze. Per le femministe materialiste che hanno decostruito questo sistema (Colette Guillaumin, Nicole-Claude Mathieu, Monique Wittig, ad esempio), l’eterosessualità non è soltanto un orientamento sessuale ma anche un sistema politico, nel senso che organizza i rapporti sociali di classe (disuguaglianza) tra uomini e donne e, concretamente, l’appropriazione e lo sfruttamento del corpo delle donne, in particolare nell’ambito della coppia eterosessuale. Le lesbiche in questo senso “non sono donne” (scriveva Monique Wittig nel suo famoso testo “Il pensiero eterosessuale” del 1980) nel senso che sfuggono all’appropriazione da parte della classe maschile, almeno nella sfera privata. Questo contesto spiega perché il lesbismo, che pure si rivela una “semplice” forma di amore e sessualità, susciti tanto odio, rifiuto… da parte degli uomini (le lesbiche sfuggono loro non avendo bisogno di loro) e le donne che hanno interiorizzato queste norme credono di doverle difendere perché si sentono scosse nelle loro certezze. Poiché elude la sottomissione delle donne, il lesbismo rappresenta una minaccia sociale e politica per il dominio maschile.
Purtroppo, la lesbofobia non è solo appannaggio degli uomini cisgender eterosessuali, tutt’altro: quando le testimonianze di SOS Homophobie identificano l’aggressore, si tratta di una donna nel 18% dei casi, di un uomo nel 22% e di un gruppo misto nel 28% (Rapporto 2025). Un’aggressione su due nei casi di lesbofobia familiare proviene da una madre, per il 36% da un padre o un patrigno… Detto questo, secondo l’ultima grande indagine CSF dell’Inserm [3], le donne (in Francia ndr) indipendentemente dalla loro sessualità, accettano molto meglio l’omosessualità rispetto agli uomini: quasi il 70% di loro ritiene che “l’omosessualità sia una sessualità come un’altra” (contro il 56% degli uomini) e il 78% “non avrebbe problemi ad accettare l’omosessualità del proprio figlio” (66% degli uomini).
Lavinia
Il Marais era ed è tuttora il quartiere gay friendly di Parigi. Ho sentito dire che non è più come negli anni ’90 o nei primi anni 2000. Puoi parlarci di questa “isola” nel cuore della capitale?
Stéphanie
È vero che il Marais è cambiato molto negli ultimi vent’anni, in particolare la sua parte orientale, che è stata gentrificata e trasformata in un concentrato di negozi di lusso, moda e design. Ma rimane storicamente un quartiere LGBTQIA+ friendly con numerosi bar gay, alcuni dei quali aperti da quasi trent’anni come il Cox. L’unico bar lesbico che si trova ancora lì è l’Entre elles, mentre un po’ più decentrati e queer sono La Mutinerie e Les Aimant·es (ex Bar Ouf), il Bonjour Madame nell’11° arrondissement o Le Cabaret des Merveilles nel 6° arrondissement.
Personalmente, ho conservato un grande affetto per il Marais, che è stato molto importante per me. Soprattutto quando ho iniziato a vivere il mio sentimento verso le donne all’inizio degli anni 2000. All’epoca non avevo amici LGBTQIA+, a parte la mia ragazza, e anche se ero molto felice di amare una donna, vivevo piuttosto male il nostro isolamento sociale, la mancanza di legami, di modelli lesbici e la lesbofobia diffusa all’epoca. Soprattutto perché la sua famiglia negava la nostra storia e anche i miei genitori erano un po’ sconcertati dal mio coming out. Anche la mia ragazza voleva che la nostra storia rimanesse segreta e io la vivevo molto male, come se si vergognasse di noi. Alla fine degli anni ’90, l’omosessualità femminile era ancora un tabù in Francia. Quando mi ha lasciata un anno dopo mi sono sentita persa e ho cercato di incontrare altre lesbiche per poter parlare, sentirmi meno sola. Su Internet c’erano pochissime informazioni ma mi sono imbattuta in un sito fantastico “Les Fées du Logis” con un forum di discussione grazie al quale ho potuto fare amicizia con una ragazza lesbica. Ci siamo date appuntamento al Boobsbourg, un bar lesbico nel Marais, fondato e gestito da Nicole Miquel. Qualche mese dopo, ho fatto un incontro alle Scandaleuses, in rue des Écouffes, un altro bar mitico… Ricordo anche che ogni anno, la sera del Pride, ci ritrovavamo sempre all’angolo tra rue des Écouffes e rue du Roi du Sicile, con decine di donne sedute sul marciapiede, in piedi, a brindare, chiacchierare e ballare, era fantastico!
È fondamentale che esistano luoghi di socializzazione come questi per le lesbiche, tanto più che lo spazio pubblico, soprattutto di notte, non è molto accogliente per le donne.
Lavinia
Cosa consiglieresti oggi a una ragazza che sta scoprendo la propria omosessualità? E Internet, è una risorsa o un potenziale pericolo per le lesbiche?
Stéphanie
Beh, innanzitutto di leggere il mio libro, se può leggere in francese o in italiano se verrà tradotto un giorno! (ride).
Sto scherzando, ma è vero che quando ne ho scritto la prima versione nel 2005 (vent’anni fa!) ero io stessa una giovane lesbica e mi ponevo molte domande sull’omosessualità o meglio sul modo in cui la gente ne parlava, mi chiedevo con un po’ di preoccupazione se avessero ragione, se fosse vero che “è colpa dei genitori”, se fosse perché ero “un maschiaccio”, se fosse una cosa innata, ecc. Ho scritto il libro anche per aiutare altre donne nella stessa situazione a informarsi e a farsi una propria opinione, ma anche a difendersi verbalmente rispondendo agli omofobi. Scoprire di amare un’altra ragazza/donna è allo stesso tempo eccitante, meraviglioso, sconvolgente, spesso sovverte le nostre certezze e la nostra vita e quella di chi ci circonda. Vorrei anche dire loro, citando una frase che mi ha scritto lo scrittore belga Hubert Nyssen, la prima persona con cui ne ho parlato: “Il desiderio è nobile e la sua luminosità è bella, a patto che non lo si sporchi”.
Semplicemente di gioire di questo desiderio e di viverlo appieno, senza preoccuparsi dei giudizi (negativi) degli altri. Ma al di là di questo, ogni situazione è diversa ed è per questo che è una questione delicata incoraggiare le persone a fare coming out o dir loro quando e come farlo perché a volte questo può metterle in pericolo. Spetta quindi a loro valutare queste questioni, se possibile con il sostegno di persone benevole, alleate o LGBTQIA+.
Infine, le direi di non preoccuparsi, che si può essere molto felici come lesbiche, se, naturalmente, si ha la fortuna di poter vivere liberamente e in sicurezza.
Lavinia
Le donne anziane lesbiche. Un argomento raramente affrontato. Qualche suggerimento?
Stéphanie
Invecchiare come donna nella nostra società non è davvero facile, come già sottolineava Beauvoir. Superata una certa età, sembra che le donne diventino invisibili, insignificanti, buone solo per essere rottamate, mentre sono forti di prove superate, incontri fatti e conoscenze acquisite. Se essere lesbica permette di sfuggire alle norme sociali, è difficile opporsi all’ageismo. Si contano sulle dita di una mano i modelli di riferimento delle lesbiche anziane (penso alle scrittrici Judith Butler, Jeanette Winterson o Alison Bechdel o a Ellen DeGeneres e Jodie Foster sullo schermo e in Francia a Muriel Robin o Catherine Lara…). Secondo l’associazione GreyPride [4], la comunità LGBTQIA+ ignora ancora troppo il tema della vecchiaia. Rendere visibili le vite delle nostre anziane lesbiche, parlarne, considerarle, almeno non dimenticarle, è quindi una sfida importante per la nostra comunità. Penso ad esempio alla bella iniziativa di Marina Gills che ha lanciato il podcast “Histoires lesbiennes” (Storie lesbiche) in Québec.
Lavinia
Il tuo lavoro e i tuoi nuovi progetti letterari?
Stéphanie
Dato che il mio secondo romanzo “Comment je n’ai pas sauvé la terre” è uscito il 4 febbraio per le edizioni Rivages, nelle prossime settimane accompagnerò la sua pubblicazione nei festival e nelle librerie. Ho anche ripreso a lavorare come giornalista del CNRS. E allo stesso tempo sto cercando di finire la mia tesi in ricerca creativa letteraria, mentre tengo corsi all’università sulla letteratura documentaria. Tutto questo purtroppo non mi lascia molto tempo per dedicarmi al prossimo romanzo… Scrivere libri e guadagnarsi da vivere è sempre un rompicapo e spero di poter tornare presto a fare ciò che amo di più: fare letteratura.
Ringrazio vivamente Stéphanie Arc per l’intervista che ha gentilmente concesso in esclusiva all’Associazione di Roma “Digayproject” e spero che questo incoraggi gli editori a tradurre e pubblicare le sue opere anche in Italia.
Febbraio 2026.
Contact: stephaniearc.com
Note:
(1) https://www.lemonde.fr/societe/article/2013/01/11/une-majorite-de-francais-contre-la-pma-pour-les-couples-homosexuels_1815492_3224.html
(2) https://rainbowmap.ilga-europe.org/
(3) https://presse.inserm.fr/premiers-resultats-de-la-grande-enquete-nationale-contexte-des-sexualites-en-france-2023/69505/
(4) https://www.greypride.fr/page/634134-qui-sommes-nous
(5) https://marinegilis.com/podcast/