George Sand, una bella vita

George Sand, una bella vita

Articolo di Lavinia Capogna (aprile 2022)

La prima cosa che viene in mente avvicinandoci alla vita e alle opere di George Sand è che la macchina del tempo per qualche misteriosa ragione funzionò all’incontrario: infatti ella sembrava una ragazza del 1975 catapultata nel 1830, l’epoca della sua gioventù.

I suoi amori tra cui spiccano per celebrità Fryderyk Chopin e Alfred de Musset, la sua vita spregiudicata e libertaria hanno avuto il sopravvento nell’immaginario collettivo sulla sua opera letteraria.

Era una scrittrice di talento, una lavoratrice indefessa che trascorreva gran parte della notte scrivendo alla luce del lume a petrolio del suo studio. Aveva una fantasia inesauribile, poteva anche scrivere una quindicina di pagine ogni notte nella sua bella e lineare calligrafia cosa che aveva suscitato l’ammirazione del suo grande amico Gustave Flaubert che invece centellinava ogni parola e rifletteva su ogni frase nei suoi manoscritti.

Un altro suo grande amico, Balzac, anche lui estremamente prolifico come scrittore e sapiente inventore di trame, le diede per così dire, quando lei era agli esordi letterari, alcuni utili consigli professionali. Ella debuttò a 25 anni con il bel romanzo “Indiana” e il suo successo fu immediato. Il suo vero nome era Aurore Dupin e scelse il nome d’arte di George Sand, ispirato a quello del suo compagno Julien Sandeau, anche perché nella prima parte dell’Ottocento era molto mal visto che le donne pubblicassero libri: anche le sorelle Brönte, Emily, Charlotte ed Anne usarono nomi d’arte maschili e Mary Ann Evans assunse quello di George Eliot, Hannah Foster, autrice del primo romanzo americano scritto da una donna, il pregevole “Coquette”, e Paolina Leopardi, la sorella del poeta Giacomo, autrice di un bel saggio su Stendhal in francese, pubblicarono invece le loro opere anonimamente.

Le donne erano quindi costrette o a scomparire nel nulla, scrivendo libri senza il loro nome stampato sulla copertina, oppure celato sotto un nome d’arte maschile socialmente accettabile.
L’estrema misoginia del tempo ha fatto sì che poesie e manoscritti femminili siano andati perduti o date le difficoltà le autrici abbiano rinunciato proprio a scriverli. Certamente un grande patrimonio di opere artistiche, emozioni, sentimenti, testimonianze storiche è andato perduto.
Essere una scrittrice nel 1800 non era certamente semplice. Oltretutto non esistevano i diritti d’autore ma gli scrittori venivano pagati con una somma complessiva molto spesso esigua (l’esempio più eclatante fu Silvio Pellico che con “Le mie prigioni” venne pagato quasi nulla per un’opera che sarebbe diventata un bestseller ed altrettanto sarebbe accaduto a Salgari), i romanzi venivano inizialmente pubblicati a puntate sulle riviste e se avevano successo venivano poi riuniti in un volume. Lettori e lettrici attendevano assiduamente settimana dopo settimana di vedere che cosa accadeva ai personaggi dei romanzi, seguendo le loro vicende sentimentali e le loro vicissitudini.

Il debutto letterario di George Sand coincise anche con l’epoca della sua vita in cui lei cambiò completamente: era nata nel 1807 in una famiglia molto particolare socialmente: sua nonna era un’aristocratica figlia del figlio illegittimo del re di Polonia imparentata anche con i reali di Francia. Era una di quelle signore aristocratiche dalla mentalità aperta che in gioventù avevano letto le opere di Voltaire, Rousseau, Diderot e D’Alambert.

Suo padre era un importante militare deceduto prematuramente a causa di una caduta da cavallo, sua madre era invece una donna di famiglia povera.

George Sand crebbe in parte nella grande casa di Nohant (oggi Nohant – Vic) che fu poi la sua residenza eccetto gli anni che ella trascorse a Parigi.

Nohant è una bellissima cittadina nel Berry, una zona verdeggiante, con antiche case di pietra e piccoli caffè all’ombra del tigli.

La casa di George Sand è una grande villa, oggi museo, arredata con bei mobili ma non eccessivamente sfarzosi, alle pareti del salone risalta un ritratto giovanile della scrittrice: una ragazza con i capelli lunghi castani, un’aria intelligente ed intensa.

Nella cucina le molte pentole di rame e i mobili scuri ci ricordano di quanto ella amasse preparare le confetture di frutta per i suoi nipoti o cucinare saporite pietanze per gli intellettuali del tempo, scrittori come Victor Hugo, di cui fu amica, oppure Liszt, il celebre pianista con la sua innamorata, Marie D’Agoult, di cui parleremo tra breve.

La sua infanzia tuttavia non fu particolarmente felice perché venne spesso ignorata dalla madre, che George Sand amava molto come emerge dai suoi “Diari”, e relegata in un convento. Adolescente decise di diventare suora il che fu subito malvisto da sua nonna, la quale aveva ereditato un certo anticlericalismo dai filosofi Illuministi, tanto che la andò a prendere e la riportò nella grande casa di Nohant.

A 18 anni George Sand si innamorò di un coetaneo, il bel Casimir Dudevant, un aristocratico al momento al verde, e dovettero ingaggiare una vera e propria battaglia per potersi sposare. Nonostante ciò Casimir si rivelò deludente, non avevano grandi interessi in comune, egli aveva un debole per il buon vino, fu piuttosto infedele e la loro vita intima era infelice.

Lei e il marito ebbero due figli, Maurice e Solange, anche se alcuni biografi ritengono, a seguito del ritrovamento di alcune lettere, che Solange fosse figlia di un poeta amante della scrittrice quando ella era già profondamente delusa dalle infedeltà di Casimir.

Egli arrivò da ubriaco a minacciarla con un coltello davanti ad alcuni commensali.
George Sand lo lasciò e a quel tempo, il 1832, era un grande scandalo che una moglie lasciasse il marito e i figli. In realtà George Sand fu una madre molto premurosa, lasciò perfino a suo marito tutte le sue ingenti sostanze eccetto una cifra modesta per lei con cui vivere a Parigi e raggiunse un accordo per condividere la custodia dei figli part-time.

Nello stesso anno osò scrivere un bel romanzo, “Lélia”, su una donna infelice con il marito. Il romanzo suscitò scandalo ed ebbe grande successo.

Per comprendere la portata della rivoluzione culturale di George Sand, di cui parleremo tra breve, bisogna dare un breve sguardo a quale era la condizione delle donne nel 1800.

Le classi sociali erano tre: l’aristocrazia, la nascente borghesia, il proletariato. La maggior parte delle donne dell’epoca, così come la maggior parte degli uomini, erano analfabete.
Erano pochissime le donne che avevano una istruzione privata in collegi o istituti religiosi o con un precettore.

Solamente le popolane potevano lavorare facendo lavori estremamente mal pagati e sfruttati: lavandaie, cameriere, ricamatrici, ostesse, infermiere, che era un lavoro mal visto perché erano al fronte con i soldati.

C’erano poi le prostitute che erano considerate nell’ultimo gradino sociale come emerge dal commovente personaggio di Fantine nel capolavoro di Victor Hugo “I Miserabili”, da “Oliver Twist” di Charles Dickens, “Nanà” di Zola e dall’indimenticabile Sonia di “Delitto e castigo” di Dostoievskij.
Le ragazze borghesi potevano aspirare ad un posto di istitutrici o insegnanti come aveva Charlotte Brönte autrice di un altro libro rivoluzionario “Jane Eyre”.

Le donne erano soggette all’autorità dei padri o in mancanza di essi di un fratello maggiore e poi del marito.

Non potevano votare laddove era possibile solo agli uomini di censo elevato, non potevano accedere alla maggior parte delle professioni: era impossibile per una donna essere un medico o un avvocato.
Moltissime donne facevano una vita molto ritirata tra la chiesa e la casa paterna come si legge nel capolavoro di Balzac “Eugénie Grandet”.

Avevano molti figli perché non esisteva nessun metodo anticoncezionale, anche dieci o di più, la mortalità per parto era molto elevata e anche la mortalità infantile. Non esistevano medicine eccettuato alcuni intrugli che spesso erano venduti dai farmacisti o addirittura sotto forma di sciroppi o pastiglie da venditori ambulanti.

Il matrimonio era l’unico obiettivo della vita delle donne.

La vita media era molto più breve di adesso a causa appunto delle non conoscenze mediche e delle drammatiche condizioni sociali ed igeniche.

I matrimoni avvenivano per le ragazze attorno ai 18, 20 anni, a 25 una ragazza era già considerata troppo adulta ed era escluso che un uomo chiedesse la sua mano.
Invece per gli uomini l’età media del matrimonio era dopo la trentina.
Dopo i 40 anni si era quasi considerati anziani.

Naturalmente c’erano matrimoni che nascevano da autentici amori ma la maggior parte erano il risultato di accordi economici e sociali. Le donne non sapevano nulla di sessualità e qualunque discorso che vagamente sfiorava questo tema era proibito. Questo ovviamente le poneva più a rischio dei malintenzionati che sono sempre esistiti. Non era raro che le ragazze madri si suicidassero perché molto discriminate e l’omosessualità femminile era un tema tabù eccetto che tra le/gli artisti.
George Sand si ribellò a tutto ciò con la sua vita e con le sue opere, sostenne che le donne dovevano poter scegliere la propria vita, il proprio lavoro e seguire i loro sentimenti autentici.
Proprio quando George Sand lasciò il marito e si trasferì a Parigi incominciando a frequentare una cerchia di bohémien e socialisti poté trovare il suo vero io e realizzare se stessa.

Parigi era allora molto diversa da quella di oggi, era una città in cui c’erano ancora molti spazi verdi, giardini, orti con cespugli di rose o profumati rododendri che spuntavano all’improvviso nelle ripide strade strette del quartiere Latino o di Montmartre, piccole botteghe con insegne o con scritte armoniose sulle vetrine, non esistevano i grandi boulevards che furono costruiti tempo dopo dall’architetto Hausmann, le case avevano scale strette e soffitte con abbaini che si affacciavano sui tetti ardesia turchini.

Molti ristoranti e teatri erano vietati alle donne. Anche per questo motivo George Sand iniziò ad usare abiti maschili. L’altro motivo era che lei voleva affermare la sua libertà in ogni modo. Gli abiti femminili del tempo erano molto ingombranti e scomodi composti da busti, gonne strette alla vita, crinoline.

Una graziosa stampa dell’epoca ritrae George Sand a passeggio con un amico. Ella indossa una redingote, che era una giacca svolazzante per così dire, un gilet, un’elegante cravatta, dei larghi pantaloni e degli stivaletti di vernice. Scambiata per un gentiluomo ella poteva tranquillamente frequentare i luoghi proibiti alle donne.

Inoltre iniziò a fumare sigarette e a volte il sigaro. Il fumo era una moda del tutto impensabile per una donna di allora.

I nuovi amici di George Sand erano ragazzi e ragazze parigini, anticonformisti, artisti, le ragazze non erano trattate dai loro amici come inferiori o come oggetti sessuali ma da pari a pari, essi aderivano al socialismo, una nuova idea sociale nata proprio con la rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale di inizio Ottocento aveva completamente scardinato la società precedente: le grandi città erano piene dei casermoni grigi e fumosi delle fabbriche, artigiani e contadini erano stati costretti ad emigrare nelle città e vivevano in condizioni di estrema povertà e sfruttamento come operai ed operaie. I turni di lavoro erano anche di 12 ore, non esisteva alcuna sicurezza sul lavoro, i salari erano bassissimi.

Nei piccoli borghi e nei paesi la rivoluzione industriale aveva reso desueti molti lavori artigianali secolari che erano stati sostituiti dal lavoro nelle fabbriche e aveva creato nuove povertà.
Anche i contadini erano sfruttati dai proprietari terrieri. La questione agraria sarebbe stato un tema fondamentale del socialismo.

Una nuova classe sociale si faceva largo aggressivamente spodestando via via l’aristocrazia esangue ed oziosa: la borghesia.

I nuovi valori della borghesia erano un maniacale culto del lavoro e del denaro (per gli aristocratici lavorare era impensabile ed essi vivevano di rendita o di debiti), un grande interesse per la reputazione sociale e per le norme sociali, un moralismo esasperato, una tendenza al progresso sociale ma che si sarebbe dovuto fermare entro certi limiti (i loro), una religiosità esteriore.

Charles Dickens, ex adolescente operaio e poi scrittore di grande successo, ha descritto nei suoi libri le drammatiche condizioni dei proletari inglesi ed altrettanto avrebbe fatto Émile Zola in Francia.

I due paesi più industrializzati erano proprio l’Inghilterra e la Francia e proprio in questi due paesi nacque il socialismo che poi si diffuse anche in particolare in Italia, Germania e Russia. I primi socialisti, che Marx avrebbe definito “utopisti” in antitesi al suo comunismo che lui definiva “socialismo scientifico”, erano persone di buon cuore in cui si trovavano intellettuali, studenti, gli operai più istruiti e qualche aristocratico come Saint Simon o l’economista svizzero Sismondi o anche ex abati come Lammenais, che fu amico di George Sand, la quale aderì alle sue idee. I socialisti, ognuno con sfumature e progetti diversi, spesso utopie di città ideali in cui ci sarebbe stata una vita comunitaria come Fourier o di fabbriche gestite in modo più umano come quelle dell’industriale Robert Owen, propugnavano una società basata sull’eguaglianza di tutti gli uomini e delle donne e sulla giustizia sociale in cui tutti avrebbero potuto avere possibilità ed opportunità.

Alcuni per via del sostegno che la chiesa dava ai regnanti divennero atei, altri invece cristiani optando per un cristianesimo evangelico e concreto che fu anche quello di George Sand.
Alcuni erano seguaci del libero amore che doveva basarsi sulla parità.

Lev Tolstoj ha lasciato un ritratto molto positivo dei socialisti russi del 1800 nel suo ultimo romanzo “Resurrezione” ed altrettanto fecero Cernysevskij nel famoso “Che fare ?” e Theodor Herzen nel suo libro autobiografico “il passato i pensieri”. Dostoevskij invece che era stato un socialista e che per questo era stato deportato in Siberia (dove aveva rischiato quasi la morte in una finta fucilazione inscenata dai suoi superiori) descrisse i socialisti in modo molto negativo nel suo romanzo “I demoni”. È noto come Dostoevskij nell’ultima parte della sua vita fosse diventato un conservatore.

I socialisti venivano perseguitati dappertutto, sospettati di far parte di società segrete, arrestati solo per un volantino considerato sovversivo.

In Francia durante la vita di George Sand scoppiarono ben tre grandi rivoluzioni: nel 1830, nel 1848 e nel 1870. Nel 1848 quando la rivoluzione scosse non solo la Francia ma l’Europa intera George Sand ebbe l’incarico nel governo rivoluzionario di ministro della propaganda lavorando insieme al poeta Lamartine e scrisse alcuni proclami che ebbero grande risonanza. Ella fu anche amica di un famoso politico socialista Louis Blanc. Nel 1870 a 64 anni ella non si schierò nè con i proletari della Comune che avevano anche compiuto azioni illecite violente a Parigi né ovviamente con gli spodestati governanti che tornati al potere attuarono una terribile e sanguinosa repressione fucilando migliaia di persone ma li condannò entrambi rimanendo fedele al suo cristianesimo, come scrisse in una lettera, che era a volte tinto di idee socialiste e a volte repubblicane.

George Sand scrittrice, socialista e femminista, seguace del libero amore e bisessuale, come vedremo, non poteva perciò essere immune da una violenta critica dei reazionari. Le sue opere letterarie sono poco conosciute in Italia perché vennero messe all’indice dalla chiesa cattolica e sono state pubblicate con immenso ritardo.

In Francia ella veniva sempre attaccata e non potendo attaccare i suoi libri di grande successo attaccarono, utilizzando un metodo ancora oggi in uso, la sua vita privata. In realtà George Sand aveva dei valori morali più alti della media delle persone.
Venne perfino coniato un neologismo che ebbe un certo successo “georgesandismo”, esso si riferiva a lei in modo sprezzante e indicava una donna dissoluta e ribelle. Venne usato in Francia ma anche in Inghilterra, in Italia e persino in Russia.

Gli amori di George Sand rappresentarono un gossip che si leggeva sempre sui mediocri giornali parigini.

Il suo amico Balzac parlò di lei in modo molto diverso in una lettera privata inviata alla sua futura moglie, madame Hanska, da come era descritta nei giornali parigini:
“In materia di morale (George) é come un ragazzo (Balzac usa il maschile) di vent’anni fondamentalmente casto, decisamente prudente e sorprendente timido”.

Grande scandalo suscitò la relazione sentimentale tra George Sand e la famosa attrice teatrale Marie Dorval, che emerge chiaramente dal loro carteggio e che fu conosciuta anche all’epoca.
Le lettere di George Sand a Marie Dorval sono poetiche e delicate. La chiamava “angelo del mattino”.
La professione di attrice teatrale era allora malvista perché le attrici facevano una vita molto più libera di quella delle donne borghesi, viaggiavano in tournée in compagnia di attori uomini ed impresari, avevano ammiratori che inviavano loro rose e biglietti romantici.
Il compagno di Marie Dorval, il poeta Alfred de Vigny, intimò miacciosamente in una lettera all’attrice di lasciare “quella dannata lesbica” cioè George Sand.

Il termine lesbica era stato coniato proprio in Francia nel 1700 (lesbienne) e nasceva dall’isola di Lesbo nel mar Egeo dove aveva vissuto la grande poetessa Saffo per definire un gruppo di donne intellettuali del tempo. Non era molto usato eccetto che in ristrette cerchie e spesso era usato con una connotazione negativa perché le lesbiche sfuggivano al dominio maschile anche se alcuni uomini ne erano morbosamente attratti.

L’amore tra George Sand e Marie Dorval fu un grande amore che divenne poi una grande amicizia, dopo la morte dell’attrice George Sand sostenne finanziariamente i figli di Marie pagando loro gli studi e per molti anni essi furono ospiti l’estate nella sua bella casa di Nohant.

Non si sa se George Sand abbia avuto anche una relazione sentimentale con Marie d’Agoult come venne sospettato nel gran mondo parigino.

Marie d’Agoult era una aristocratica, compagna del celebre compositore e virtuoso pianista tedesco Franz Liszt. Ella scriveva anche dei romanzi con lo pseudonimo maschile Daniel Stern.
George Sand era una grande amica di entrambi, Marie D’Agoult trascorse una felice estate nella casa di Nohant insieme a George Sand, la scrittrice ebbe parole di grande ammirazione verso di lei. Nei suoi “Diari” scrisse che Marie D’Agoult era di una “bellezza accecante”: ella era bionda con gli occhi azzurri.

Ma poi la loro amicizia si ruppe e si trasformò in una grande inimicizia.
Nessuno ha mai saputo il motivo. Lo voce che girò nel mondo degli artisti parigini fu che ci fosse stata fra le due donne una relazione sentimentale e che la rottura fosse avvenuta perché Marie D’Agoult si sarebbe rifiutata di lasciare Franz Liszt ma sono ipotesi non supportate da nessun documento storico.

I due amori maschili più celebri di George Sand furono il poeta e commediografo Alfred De Musset e il grande compositore polacco Fryderyk Chopin.

De Musset era un bel ragazzo di buona famiglia, pieno di talento, conosciuto per la sua passione per il vino e per le sue molte relazioni sentimentali. Soffriva di grandi problemi psicologici: aveva infatti allucinazioni. George Sand, come é stato evidenziato dai suoi migliori biografi, aveva un atteggiamento materno e protettivo verso i suoi compagni di solito giovani vulnerabili e di talento.
Nel tentativo di aiutare De Musset nel 1834 ella gli propose un viaggio a Venezia. Durante il viaggio, allora molto avventuroso, sia in carrozza sia in nave per raggiungere da Parigi la Serenissima incontrarono uno scrittore allora misconosciuto, Stendhal.

Il viaggio si rivelò un disastro. Non solo De Musset ebbe un grande peggioramento, fu infedele e una notte giunse anche a dirle rabbiosamente e, senza nessuna considerazione del fatto che l’avrebbe ferita, che non era mai stato innamorato di lei.

Questa fu la fine della loro relazione anche se non della loro amicizia che tempo dopo riprese in toni più pacati.

A Venezia George Sand iniziò una importante relazione con un medico, Pietro Pagello, che aveva chiamato nel tentativo di aiutare De Musset in preda alle sue allucinazioni. Pagello era un uomo completamente diverso dal poeta, era uno scienziato pacato ed empatico e riuscì ad ottenere qualche risultato in rapporto alla salute di De Musset con le sue cure assidue.
Perfino il bel mondo parigino si scandalizzò che George Sand che era partita per Venezia con De Musset fosse ritornata con il dottor Pagello.

In seguito De Musset utilizzò alcuni bellissimi brani di lettere private che George Sand gli aveva inviato, non si sa se chiedendole il permesso oppure no, nella sua commedia “On ne badine pas avec l’amour” (Non si scherza con l’amore), famosa in Francia ma quasi sconosciuta in Italia.

L’amore con Fryderyk Chopin durò ben 9 anni.
Nel 2020 uno studioso svizzero, Moritz Weber, ha sostenuto che Chopin fosse omosessuale sulla base di alcune frasi di sue lettere ad un caro amico che sembrano abbastanza inequivocabili. La scoperta è stata accolta male in Polonia dove il compositore è una gloria nazionale e dove, come è noto, c’è una forte omofobia.

L’amore tra George Sand e Chopin che ha fatto versare fiumi d’inchiostro sembra essere stata in realtà più un’amicizia romantica che un amore.

Anche verso Chopin George Sand ebbe un atteggiamento protettivo, nel tentativo di far migliorare la tubercolosi di cui lui soffriva e che avrebbe contribuito alla sua precoce morte a soli 39 anni lo condusse nell’isola di Palma de Maiorca in Spagna. Maiorca era allora un’isola selvaggia e non ancora scoperta dai turisti.

Anche questo soggiorno si rivelò però difficile a causa degli uragani e della situazione emotiva e fisica di Chopin che nonostante ciò compose sull’isola alcuni dei suoi brani più belli.
Essi vissero insieme anche alcuni anni a Parigi ma la loro amicizia romantica si disintegrò nel 1848 a causa delle cattive parole di Solange, la figlia di George Sand, che si inventò delle bugie sulla sua famiglia che fecero allontanare il musicista dalla sua grande amica.

Sembra che Solange fosse un carattere maligno, molto ostile alla madre e facile ad inventare pesanti menzogne per ottenere i suoi scopi.

Sposò uno scultore, Clésinger, con cui ebbe una figlia ma in seguito divenne una famosa cortigiana. Una cortigiana era una donna che aveva relazioni con uomini benestanti basati su un interesse economico.

George Sand non approvò la scelta di Solange tanto più che le passava una cospicua cifra mensile e le ribadì che la libertà delle donne era una cosa diversa dall’essere una cortigiana.
Ella scrisse che Solange aveva uno smodato interesse per il lusso e l’agio economico.
George Sand ebbe anche nel corso della sua vita una relazione, in verità durata solo una tempestosa settimana, con lo scrittore Prosper Mérimée e un’altra con il pittore Louis Delacroix.

Nel 1855 una tragedia colpì George Sand e Solange. La nipote di George e figlia di Solange Jeanne, di soli due anni, chiamata Mimì, si ammalò gravemente e in pochi giorni morì.
Fu certamente il più grande dolore di George Sand. Per molti giorni ella non volle vedere nessuno e si rinchiuse nella sua stanza. Suo figlio Maurice, che invece era vicino affettivamente alla madre, temette per la sua vita ma ella lentamente si riprese e tempo dopo compose un libro, “Jeanne”, in cui raccontò la storia della piccola nipote.
Maurice e la moglie Lina Calamatta ebbero due figlie, Aurore, che ebbe lo stesso nome della nonna, e Gabrielle.

Spesso i suoi libri trattavano la vita di alcune donne come il già citato “Lélia”, “Lucrezia Floriani”, “Lavinia”, scritti in un bello stile poetico e suadente, oppure temi campestri come in “La piccola Fadette”, “La palude del diavolo” o “François Le Champi”, che sarebbe stato anche citato da Marcel Proust in “Alla ricerca del tempo perduto”.
Balzac si era invece ispirato a lei per creare il personaggio di Camille nel suo romanzo “Beatrix” nel 1839.

George Sand mori l’8 giugno del 1876 un mese prima del suo 72esimo compleanno che sarebbe stato il 1 luglio a causa di una non ben precisata malattia di stomaco, probabilmente un tumore, che le procurò lancinanti dolori. Qualche ora prima di morire ella chiese che il suo letto venisse spostato in modo da poter vedere la luce dell’alba.

Un ultimo atto di amore verso la vita.

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