Emma Lyon, un’inglese a Napoli

Pubblichiamo volentieri questo bell’articolo che ci è arrivato dalla nostra amica Lavinia, l’affascinante storia di Emma Lyon, da leggere in questa calda estate.

Articolo di Lavinia Capogna

“Caserta, 16 marzo 1787.

Se a Roma si studia volentieri qui si desidera soltanto vivere. Ci si scorda di noi e del mondo e l’aver rapporti solo con chi è dedito al godimento mi dà una curiosa sensazione.

Il cavalier Hamilton, che risiede qui come ambasciatore inglese, dopo essere stato a lungo un appassionato d’arte e aver ampiamente studiato la natura, ha trovato ora le massime gioie della natura e dell’arte sommate in una bella fanciulla: una giovane inglese sui vent’anni, molto avvenente e ben fatta, che tiene presso di sé. (…) L’anziano cavaliere (…) è in costante adorazione (…) della sua persona”.

Così scriveva Johann Wolfgang Goethe, il più celebre scrittore del suo tempo, nel suo volume Viaggio in Italia. Quando scrisse queste righe l’autore di I dolori del giovane Werther era da poco quasi fuggito dal Regno di Weimar dove viveva tra tutti gli onori per realizzare il suo maggiore desiderio: vedere l’Italia. Aveva trentanove anni.

Trent’anni dopo, servendosi di diari, appunti, lettere, Goethe compose quel singolare libro che è Viaggio in Italia.

Il 22 marzo dello stesso anno 1787 scriveva ancora di Lord Hamilton e Miss Harte, riprendendo il concetto già espresso pochi giorni prima con una superficialità un po’ sorprendente:

“Hamilton è un uomo di gusti universali; ha spaziato attraverso tutti i regni della creazione artistica e finalmente è approdato al capolavoro dell’artefice sommo: una bella donna”.

Il 27 maggio scriveva:

“Hamilton e la sua bella continuano a onorarmi della loro cordialità. M’invitarono a pranzo e la sera Miss Harte si produsse nei suoi talenti musicali e canori”.

È singolare che in tre citazioni su Miss Harte l’unica cosa che un raffinato psicologo come Goethe ci comunica è che Miss Harte è bella, avvenente e che ha talento musicale.

L’aggettivo “bella” è quello che tutti i contemporanei hanno aggiunto al nome di Miss Harte, più nota con il nome di Emma Lyon o di Lady Hamilton. 

Solo in una lettera di Viaggio in Italia, di datazione incerta, scritta agli amici rimasti a Weimar, si può capire qualcosa di più su questa ragazza inglese oltre al fatto che fosse bella.

Lo scrittore tedesco racconta come una nave napoletana avesse catturato una nave turca, imprigionando i naviganti tra cui vi era una donna, molto oro, sete preziose, caffè ( il caffè era pregiatissimo nel 1700 e veniva coltivato solo in Brasile ). Migliaia di persone – racconta Goethe – si erano recate sul molo per vedere la nave, i prigionieri e soprattutto la ragazza turca. “Parecchi ammiratori avrebbe voluto comprarla, offrivano grosse somme, ma il capitano non vuole cederla” . Il fatto che Goethe annoti che ci fossero andate migliaia di persone vuol dire che ci andarono tutti o quasi i napoletani e gli stranieri residenti nella grande città, che aveva allora circa 50.000 abitanti ed era la più popolosa d’Italia.

“Anch’io ci sono andato ogni giorno a vederli, una volta trovai il cavalier Hamilton e Miss Harte che piangeva tutta commossa. La mora la vide piangere e scoppiò anch’essa in lacrime; la Miss voleva comprarla ma si scontrò con l’ostinato diniego del capitano” concludeva Goethe.

Questo tristissimo episodio di schiavismo è l’unico che getta una fioca luce su Miss Harte.

Lei piange per il destino, di certo infausto, della mora – cioè della coetanea araba.

Vorrebbe comprarla e di certo Lord Hamilton sosterebbe la spesa ingente ma il capitano, che evidentemente ha altri ignoti progetti, rifiuta.

Anche Emma Lyon, anni prima in Inghilterra, sembra che fosse stata venduta da un parente ad un tizio che aveva una casa chiusa a Londra e lì, forse, aveva conosciuto Lord Hamilton. Forse l’inglese vide nella ragazza prigioniera un riflesso di se stessa quand’era povera e costretta a una vita di sofferenza?

Emma Lyon era nata nel 1763 nella regione del Galles, una zona dell’Inghilterra battuta da forti venti, con miniere, e all’epoca abbastanza selvaggia e molto povera.

Quando Goethe conobbe Emma Lyon e William Hamilton lei aveva ventiquattro anni e il suo convivente cinquantasette.

Che Lord Hamilton si fosse pazzamente innamorato di lei è evidente, e i due vivevano tra lussi e ospiti illustri nelle due ville dell’ambasciatore d’Inghilterra: la prima era a Napoli, la seconda a Posillipo, entrambe con magnifici panorami, mobili di grande bellezza e preziosi ritrovamenti antichi che – insinua Goethe – Hamilton comprava segretamente: i reperti romani venivano trafugati dagli scavi e venduti ai ricchi stranieri.

“Divina signora” era chiamata Miss Harte, che nel 1791 sposò Hamilton diventando Lady Hamilton. Con questo titolo le furono aperte le porte della casa reale, i Borboni di Napoli, nemici giurati del giovane generale Napoleone Bonaparte che stava conquistando l’Italia del nord.

Il re, Ferdinando IV di Borbone, sembra un uomo di buon carattere, piuttosto pacifico, che lasciava però, ignobilmente, i suoi sudditi (e cioè tutto il meridione, che allora si chiamava “Regno di Napoli e di Sicilia”, e in seguito avrebbe preso il nome di “Regno delle due Sicilie”) nell’estrema povertà e nell’analfabetismo.

Sua moglie, Maria Carolina, era figlia dell’imperatrice Maria Teresa D’Austria. Inizialmente Maria Carolina si era interessata alle idee degli Illuministi francesi e progressiste. Aveva nominata direttrice della sua vasta biblioteca privata Eleonora De Fonseca Pimentel, aristocratica romana che viveva a Napoli, di famiglia portoghese, che era una donna di grandissima cultura e di idee molto emancipate. Ma nel 1793 a Parigi nel corso della Rivoluzione Robespierre, estremista giacobino, aveva ingiustamente fatto condannare a morte sua sorella, la celebre Maria Antonietta, ultima regina di Francia e moglie infelice del re Luigi XVI. Da allora Maria Carolina aveva detestato tutti i progressisti, fra tutti quelli napoletani che non c’entravano nulla con le idee di Robespierre ma che propugnavano una società più equa basata soprattutto sulla riforma agraria, ispirata ai nobili principi del grande legislatore Gaetano Filangieri (che Goethe aveva incontrato a Napoli) amico epistolare ed ispiratore anche di Benjamin Franklin, uno dei padri della Rivoluzione e della Costituzione americana. Filangieri, che detto per inciso era sposato con una ragazza ungherese, dama di compagnia della regina Maria Carolina, era deceduto poco più che trentenne ma Mario Pagano, Cirillo, De Fonseca e la Sanfelice, i rivoluzionari del 1799, si ispirarono a lui e osarono tentare una rivoluzione che durò pochissimi mesi ma che fu se fosse riuscita avrebbe positivamente cambiato la storia del Sud e dell’Italia intera. 

Maria Carolina, nata nel 1752 a Vienna, aveva conosciuto il suo promesso sposo il 12 maggio 1768 e il 19 maggio si erano sposati (queste brutalità erano tipiche delle famiglie reali). Aveva dunque undici anni più della bella Lady Hamilton, aveva scritto che suo marito era “assai brutto” e tuttavia avevano avuto ben diciassette figli.

Maria Carolina venne “accusata” dal popolo di avere vari amanti e anche di avere una relazione sentimentale con Emma Lyon.

Gli storici definiscono l’inglese come “amica intima”, “confidente” della regina, e Pietro Colletta. nella sua Storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825 edito nel 1848, a Firenze sostiene chiaramente che Emma Lyon era l’amante della regina.

Anche Ciro Raia nel recentissimo libro Napoli 1799 riporta la voce di questo amore “omosessuale”.

È anche vero – come ha fatto notare Daniela Danna nel saggio Amiche, compagne, amanti – che “nessun indizio di legame lesbico appare nel carteggio di Maria Carolina con Emma Hamilton”.

Il carteggio venne pubblicato a Napoli nel 1877.

Il loro rapporto era solo amicizia, oppure la regina e l’inglese preferivano tacere di sentimenti privati? Sincerità? Pudore? Prudenza? Consapevolezza che un carteggio tra una regina e una Lady inglese può diventare pubblico in avvenire? Sono domande senza risposta.

Tuttavia cento anni prima della pubblicazione delle lettere tra le due donne l’amore omosessuale non scandalizzava troppo: a Napoli si poteva vivere come si voleva, nessuno si era scandalizzato se Miss Harte era stata la convivente di Lord Hamilton e nessuno si era scandalizzato se davvero fu l’amante della regina.

Il fatto è che Emma Lyon doveva affascinare troppi perché tra i suoi ammiratori (corrisposti) apparve anche l’ammiraglio Horatio Nelson, anch’egli Lord, e acerrimo nemico di Napoleone Bonaparte.

Insomma, che Emma Lyon piacesse assai appare chiaro, e sarebbe rimasta per i posteri più un personaggio rappresentativo dei costumi di un secolo se la sua vita e i suoi amori non si fossero intrecciati con un grande evento storico: la Repubblica Partenopea del 1799.

La fine del XVIII secolo vide, a seguito della discesa di Napoleone, la nascite alcune repubbliche (sul modello di quella francese) nel nord e centro Italia: nel 1796 la Repubblica Cispadana che comprendeva l’Emilia e la Romagna (che allora erano separate), nel 1797 la Repubblica Ligure, la Cisalpina che era la Lombardia che fu unita all’Emilia e alla Romagna, poi la Repubblica Romana che comprendeva Roma e il Lazio, le Marche e l’Umbria.

Il 17 ottobre 1797 Napoleone aveva però firmato il Trattato di Campoformio con l’Austria e aveva ceduto il Veneto (compresa Venezia), l’Istria e la Dalmazia per ottenere la Lombardia e l’Emilia – il che gli valse l’odio di Ugo Foscolo, grande poeta veneziano, fino ad allora intrepido bonapartista.

Effettivamente la politica di Napoleone era ambigua, a secondo di quello che pensava gli convenisse si appoggiava ai moderati o ai progressisti, aveva portato nel nord e centro Italia le idee migliori della Rivoluzione francese del 1789, ma le sue mire espansionistiche erano evidenti.

Napoleone giurò odio ai Borboni e affermò in un celebre discorso che Maria Carolina era “lesbica”. La regina di Napoli ribatté che a un Bonaparte non si risponde: lei era la figlia dell’imperatrice d’Austria, lui un borghese, figlio di un avvocato caduto in disgrazia.

Ma nel gennaio 1799, quando il generale Championnet giunse a Napoli e con una insurrezione dei progressisti aristocratici-borghesi illuminati venne proclamata la Repubblica Partenopea, Emma Lyon fuggì a Palermo, al seguito del re e della regina.

Dalla Sicilia la regina Maria Carolina (Ferdinando IV era morto, nel frattempo) si scelse un pessimo rappresentante: il cardinale Fabrizio Ruffo. Costui costituì un esercito di contadini e briganti, fra cui vi era Michele Pezza, noto come Fra’ Diavolo, e lo chiamò con cattivo gusto “Armata della Santa Fede”, da cui deriva il vocabolo “sanfedista” . Tra la Calabria, il Molise e la Campania i sanfedisti commisero spietate stragi, massacri e saccheggi.

Giunti a Napoli sconfissero i repubblicani ed ebbe inizio una violenta repressione con molte condanne a morte.

I Borboni tornarono a Napoli. Non è del tutto chiara la posizione politica di Emma Lyon aveva avuto durante la rivoluzione, certo per ragioni private come ” amica ” o ” compagna ” della regina ella non poteva parteggiare per i rivoluzionari ed era fuggita con lei ed il re in Sicilia ma un capo rivoluzionario le aveva scritto una lettera che testimonia che ella fosse stimata da loro e considerata influente per il rapporto stretto che aveva con la regina.
Ai primi del 1800 Emma Lyon era la compagna di Nelson ed ebbero una figlia.

Nel 1803 Lord Hamilton morì, lasciando le sue ingenti ricchezze alla moglie, e nel 1805 anche Nelson morì per le ferite riportate nella famosa battaglia di Trafalgar, a largo della costa spagnola, in cui vinse Napoleone e distrusse quasi interamente la flotta francese.

Napoleone, che nel frattempo era diventato imperatore, aveva rinunciato alle sue mire sul Regno Unito.

Lord Nelson venne sepolto con tutti gli onori nell’Abbazia di Westminster a Londra e nel centro della città gli venne dedicata una colonna a Trafalgar Square.

Egli aveva lasciato i suoi beni a Emma Lyon, che tuttavia nel 1813 venne imprigionata per debiti e nel 1815 morì in estrema povertà a Calais, sulla costa francese, a soli  52 anni.

Bibliografia:
Goethe, Viaggio in Italia, Mondadori
Daniela Danna, Amiche, compagne, amanti, Mondadori
Ciro Raia, Napoli 1799, Tullio Pironti
Eleonora Puntillo, Repubblica Napoletana, Tullio PirontiStriano Il resto di niente 
Non mi è riuscito di trovare il certamente interessante volume di Benedetto Croce ” Anedotti di varia letteratura ” di cui un capitolo si intitola ” Miss Harte “. Salvo errori l’ultima edizione sarebbe quella delle ed. Laterza, Bari, del 1954.
Su Emma Lyon vennero pubblicate in Francia e in Inghilterra alcune biografie tra fine Ottocento e metà Novecento, oggi presumibilmente introvabili. Di lei scrissero brevemente il poeta Ugo Foscolo e il filosofo Giustino Fortunato.

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