Cristina di Svezia. La regina che amava la libertà.

Chissà che cosa pensava René Descartes, il filosofo francese noto in Italia come Cartesio, in quell’anno 1650 quando si recava alle sei del mattino al palazzo Reale di Stoccolma per ragionare di filosofia con Cristina, regina di Svezia.

Lui era un eminente studioso, filosofo, matematico, fisico, aveva scoperto cose nuove ed importanti e soprattutto, tredici anni prima, aveva scritto il Discorso sul metodo, in cui “il rifiuto dell’autorità e del dogmatismo diventava il presupposto di ogni attività di pensiero” (Rosario Villari).
Lei era la giovane regina, amante del sapere, dei libri, della pittura, protettrice e mecenate di artisti e scienziati, e giustamente considerata una delle donne più colte del suo tempo.

E’ vero che Cristina, per ragioni familiari, aveva molte più possibilità della maggior parte delle donne sue contemporanee, ma è altrettanto vero che prima e dopo di lei vi erano state e vi furono regine del tutto indifferenti alla cultura e al destino degli artisti.

Cristina desiderava – chissà perché – prendere lezioni di filosofia alle sei del mattino, e quanti ragionamenti avvincenti ci saranno stati tra il filosofo più che cinquantenne e vicino alla morte, e la ragazza ventiquattrenne che solo pochi anni dopo avrebbe sconvolto la Svezia e l’Europa luterana con una scelta imprevedibile.

Nonostante fosse regina e godesse di molti privilegi, Cristina non aveva avuto un’infanzia felice.

Suo padre, il re Gustav Adolf II, era morto quando Cristina aveva sei anni, nel 1632, nel corso della guerra dei Trenta Anni; sua madre, una nobildonna, Maria Eleonora, soffriva di “melanconia”, quell’indecifrabile male oscuro che già ottocento anni prima il grande medico Galeno aveva studiato consigliando piacevoli svaghi, passeggiate nel verde ed amabili conversazioni a chi ne era affetto.

La madre non poté occuparsi di Cristina e l’affidò al cancelliere di corte, il fedele Axel Oxerstierna, di cui ancora oggi molti lodano l’operato, e che in seguito avrebbe avuto vari dissidi con Cristina.
A 18 anni Cristina venne incoronata regina. Ben presto divenne famosa: gli spiriti più illuminati d’Europa apprezzarono le sue idee ribelli e progressiste, la sua sete di conoscenza, e nel lontano Messico la grande poetessa Juana Inés de la Cruz ebbe parole di ammirazione per la sovrana svedese.

Chi la conosceva scriveva cose “singolari” su di lei: si diceva che amasse la vita errabonda nella splendida natura del suo regno, che avesse imparato ad andare a cavallo, che andasse a caccia, che dormisse e mangiasse pochissimo e dedicasse gran parte del suo tempo allo studio, che conoscesse varie lingue, che possedesse migliaia di libri, che acquistasse opere pittoriche.

Cristina condivideva le idee più aperte del suo tempo e odiava la guerra dei Trent’Anni che insanguinava l’Europa dal 1620.

Suo padre era stato un eroe di quella guerra, fatta più di saccheggi e distruzioni che di battaglie, una guerra in cui si fronteggiavano i re luterani del nord Europa e gli Asburgo austriaci e cattolici, e che si svolgeva soprattutto in Germania.

Cristina firmò tre trattati di pace, e nel 1648 la guerra si concluse con la pace di Westfalia.

La Germania ne uscì distrutta: otto milioni dei suoi sedici milioni di abitanti erano morti a causa della guerra e delle sue conseguenze.
Era anche noto che Cristina avesse una storia d’amore con Ebba Sparre, una dama di corte, di cui tutti i contemporanei elogiarono la stupefacente bellezza.

Si racconta che un giorno Cristina presentò Ebba Sparre ad un ambasciatore inglese chiamandola “la mia amata” e lodandone la bellezza. L’ambasciatore restò perplesso.

Cristina aggiunse che Ebba Sparre era bellissima non solo di aspetto ma anche nell’anima e l’inglese si inchinò con reverenza alla dama di corte.

Vero o falso che sia questo episodio è senz’altro vero che vari regnanti d’Europa spettegolavano nelle loro lettere sugli amori di Cristina e sulla sua presunta spregiudicatezza – i regnanti erano tutti parenti tra di loro, per ragioni di potere.
Gli storici attribuiscono anche a  Cristina un amore per un gentiluomo che sarebbe morto in guerra.

Al di là di pettegolezzi ed ipotesi è molto bella una lettera che Cristina scrisse, molti anni dopo, da Roma, a Ebba Sparre che era rimasta a Stoccolma.

Lo stile è semplice, chiaro, il tono sincero ed affettuoso.
A Roma Cristina visse gli ultimi trent’anni della sua vita. Infatti a 28 anni, nel 1654, decise di abdicare, e dopo aver vissuto in alcune città europee si stabilì nella città eterna, divenne cattolica elasciò per sempre la Svezia e (volontariamente ?) Ebba Sparre, con cui intrattenne un lungo carteggio.

Gli storici non sono ancora concordi sulle ragioni dell’abdicazione di Cristina.

Alcuni ipotizzano che fu una scelta molto meditata, altri che era affascinata dal cattolicesimo, altri ancora che non volendosi sposare e avere figli avrebbe preferito lasciare il potere.

I luterani inorridirono: l’unica figlia di Gustaf Adolf II, strenuo difensore della Riforma e nemico del papato non solo abdicava (cosa impensabile), ma a Roma si convertiva e si poneva sotto la protezione del Papa.
Re di Svezia divenne un cugino di Cristina. I dignitari votarono una legge per cui le donne non potevano più diventare regine.

Tre secoli dopo, nel 1980, l’attuale re di Svezia, Carl Gustav XVI, ha mutato la legge affinché in futuro possa regnare Victoria, la figlia primogenita, nata nel 1977 — e  anche per pari opportunità più consone alla Svezia e all’Europa attuali.
Il papa accolse entusiasta Cristina a Roma: tutta la nobiltà romana accorse, utilizzando duecento carrozze, per vedere di persona la discussa regina. 

Per la chiesa era una vittoria grandissima, ottenuta senza sforzo e pacificamente, sul luteranesimo.

Come Cristina amante della libertà, del libero pensiero, del libero amore potesse conciliare ciò con il cattolicesimo della Controriforma è un quesito a cui solo lei potrebbe rispondere, e che del resto riguarda solo lei.

E’ anche vero che il nord luterano era oppressivo, cupo e non tanto indulgente. Se Cristina aveva potuto vivere liberamente il suo orientamento sentimentale ciò era dipeso dal suo temperamento ma anche dal fatto che era regina.
Il papa le offrì uno splendido palazzo, vicino all’attuale Orto Botanico e lei stessa si occupò di botanica, dando avvio ad uno splendido giardino.

Un giorno tirò, pare dal Gianicolo, una cannonata contro una porta della vastissima tenuta dei principi Borghese e sulla porta vi è ancora il segno (a Piazzale Flaminio). Non so le ragioni di tanta ira, seppure innocua, verso i principi Borghese.
A Roma Cristina continuò i suoi studi e morì a 63 anni nel 1689. Venne sepolta nella basilica di San Pietro.

In quello stesso anno in Inghilterra John Locke pubblicava un saggio Sul governo civile, contro l’assolutismo monarchico e fautore della ribellione ad esso.

Probabilmente sarebbe piaciuto all’antica allieva di René Descartes.

Articolo di Lavinia Capogna

Associazione di promozione sociale
di Roma che si occupa di cultura e
diritti LGBTQI+

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